
Piazza delle Camelie, il luogo simbolo della Resistenza di Centocelle
Centocelle
Indirizzo
piazza delle camelie
GPS
41.87612387614, 12.564013633473
In piazza delle Camelie sorge oggi una stele che ricorda i nomi dei caduti per la lotta di Liberazione al nazifascismo. Il monumento è stato inaugurato il 4 giugno 2008 dal Municipio Roma VII. Ma al lato della piazza, al civico 41, è ancora visibile la targa più antica, dedicata “Ai martiri della libertà“.
Il Partito d’Azione a Centocelle
Fu probabilmente la radicata presenza dei militari dell’aeronautica impegnati nel vicino aeroporto di Centocelle a raccogliere l’adesione di molti uomini al partito d’azione, riuniti attorno alla figura dell’avvocato Andrea De Gasperis e a quella di Giuseppe Scacco. Fin dai primi mesi di occupazione nazifascista, De Gasperis raccoglie attorno a sé 5 gruppi di resistenti, suddividendo aree e attività di competenza in 5 settori, con il compito di fornire all’esercito Alleato – tramite l’organizzazione comandata dal giornalista Peter Tompkins – informazioni sulle posizioni e la tipologia di armamenti dell’esercito tedesco in movimento fra Roma e il fronte di Anzio e Cassino.
Fin dai primi giorni dopo la dichiarazione dell’Armistizio fra l’Italia e le forze Alleate, l’aeroporto di Centocelle diviene uno dei luoghi chiave per il reperimento di armi, ma anche di materiali – come metallo e legno – necessari per le esigenze quotidiane di una popolazione già stremata dai bombardamenti e dalla fame. Ma le forze tedesche di presidio all’aeroporto dimostrano fin da subito l’ostilità nei confronti degli abitanti dei quartieri limitrofi: il 14 settembre Maria Giraldi insieme ad altre donne dei quartieri di Centocelle e Alessandrino entrano nell’aeroporto per recuperare delle tavole di legno, probabilmente per usarle come legna da ardere. Una raffica di mitra la uccide sul colpo. Da questi piccoli episodi inizia la Resistenza delle donne, che presto sarebbe diventata lotta organizzata nei Gruppi di Difesa della donna del partito comunista.
L’aeroporto di Centocelle non è sconosciuto ai fratelli Italo e Spartaco Pula. Il primo è un fabbro, il secondo un verniciatore. Entrambi conoscono bene il campo di aviazione e il forte militare Casilina quando entrano in contatto con De Gasperis e il Partito d’Azione. Italo, il più anziano dei fratelli, nato a Velletri il 4 luglio 1915, è nominato comandante del 4°settore, nel quale entra a far parte anche il fratello più giovane, Spartaco, di 24 anni. Già il 28 settembre la squadra comandata da Italo Pula attacca i tedeschi in località Torre Gaia, in un’azione di reperimento di armi e munizioni nel deposito delle Officine Meccaniche Breda, uccidendo una sentinella tedesca. Le azioni di reperimento di armi proseguono almeno fino alla fine di ottobre, compiute dalla formazione di De Gasperis fra l’aeroporto di Centocelle, i forti Casilina e Prenestina e gli stabilimenti della Breda, individuando come depositi le molte gallerie sotterranee presenti sotto la vecchia borgata rurale di Centocelle, di fronte all’ingresso nord dell’aeroporto, oltre la via Casilina.
Il 26 ottobre 1943 la polizia tedesca arresta a Centocelle Andrea De Gasperis, forse su delazione di uno dei componenti della formazione di Salvatore Arcurio, una figura ancora piuttosto ambigua; Arcurio infatti, dopo aver inseguito l’ambizioso progetto di realizzare una rete unitaria di formazioni di resistenza, viene arrestato dalle SS, e ne diviene uno dei migliori informatori. L’arresto di De Gasperis innesca una lunga e durissima repressione da parte delle SS ai danni delle formazioni del Partito d’Azione a Centocelle: fra il novembre del 1943 e il gennaio dell’anno successivo le SS naziste, con la collaborazione della polizia fascista, arresta decine di militanti del PA, processati e fucilati a Forte Bravetta e, soprattutto, alle Fosse Ardeatine.
La retata di piazza delle Camelie e l’arresto di Paolo Renzi
Sono quindi i collaboratori di Salvatore Arcurio e non l’ingenua confidenza di un antifascista della borgata di Centocelle Guido Borgioni a un ufficiale dell’aeronautica, come raccontano alcuni abitanti, a portare le SS nella latteria di piazza delle Camelie la mattina del 28 novembre 1943. Certamente la polizia tedesca cerca i depositi in cui le formazioni del partito d’azione hanno nascosto le armi sottratte nei mesi precedenti all’aeroporto, ai forti militari e all’armeria Breda. Sono indirizzati alla cantina della casa della famiglia Renzi, in via Valmontone 37. Paolo Renzi viene prima trascinato nella cantina e picchiato dalla polizia tedesca per avere informazioni sui suoi collaboratori, per poi essere arrestato e portato a via Tasso per l’interrogatorio “ufficiale”. E’ messo a confronto con Andrea De Gasperis, torturato, trasportato a Regina Coeli dove subisce nuovi interrogatori, senza che i tedeschi possano ottenere alcuna informazione. Processato e condannato a morte, Paolo Renzi fu fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944.
Le vittime delle Fosse Ardeatine
La fucilazione di Paolo Renzi è solo l’inizio della fase conclusiva della repressione tedesca nei confronti del Partito d’Azione a Centocelle. Il 12 gennaio 1944 le SS tornano nelle strette vie di Centocelle con una lista di nomi da prelevare. Sono gli uomini di Italo Pula: suo fratello Spartaco, abitante in via Ceprano 58, Domenico Ricci, che abita in via Tor De’ Schiavi 50, Everardo Luzi, residente via Valmontone 12, Aldo Ercoli, abitante in via Arpino 6. Il capo d’accusa per tutti è di attività cospirativa antifascista e antinazista, la collaborazione con il nemico e la detenzione di armi e munizioni, a cui si aggiunge, per Italo Pula l’accusa di omicidio di un soldato tedesco, avvenuta presso gli stabilimenti dell’armeria Breda il 28 settembre 1943. Saranno tutti fucilati il 24 marzo alle Fosse Ardeatine.
Fra le vittime della strage delle Ardeatine c’è anche il manovale delle ferrovie Mario D’Andrea, che abita in via Terracina 3, arrestato il 13 marzo 1944 con l’accusa della detenzione di armi e di propaganda antifascista e antinazista, riconosciuto nelle formazioni di Giustizia e Libertà. A questi si aggiunge il nome dell’operaio marchigiano Fidardo De Simoni, nato ad Acqualagna (Ps) il 18 maggio 1898 e residente in via delle Ciliegie 185, nel quartiere Alessandrino. Ha fatto parte della 1a squadra militare in forza nel settore di Centocelle, comandata da Vincenzo Cacchioni. Viene arrestato il 17 marzo 1944 perché accusato di aver nascosto e protetto nella sua abitazione tre soldati inglesi.
Gli altri nomi della targa di piazza delle Camelie
I nomi dei restanti partigiani ricordati nella targa di piazza delle Camelie hanno avuto destini differenti, che si discostano dagli eventi del partito d’azione e delle retate del 28 novembre 1943 e del 12 gennaio 1944.
Oltre a Guido Borgioni – arrestato il 19 dicembre 1943 come sovversivo e deportato a Mauthausen il 4 gennaio 1944, dove muore il 2 agosto di quell’anno – ricordiamo Roberto Simeoni, nato a Roma il 13 maggio del 1925 e residente in via dei Castani 55. Risulta nelle formazioni del Partito Comunista d’Italia nel biellese, dove muore in un rastrellamento effettuato congiuntamente dal 63° Battaglione M e da una compagnia del 15 Rgt. di polizia tedesca nella zona dei Vait di Quittengo (Biella) il 20 febbraio 1944. Il corpo viene ritrovato 44 giorni dopo e sepolto nel cimitero di Oriomosso di Quittengo, poi traslato a Torino, nel sacrario dedicato ai Caduti della lotta di Liberazione.
Costantino Coros, originario di Suni (Or) dove era nato il 25 febbraio 1906, è invece il comandante del 3°gap del partito comunista (settore Centocelle). Menotti Morganti, abruzzese, nato a Rocca di Cambio (Aq) il 18 maggio 1924, fa parte della 2a squadra militari in forza nel 1° settore Centocelle.
Sempre dalla provincia de L’Aquila proviene Vincenzo Cacchioni, che era nato ad Avezzano il 26 agosto 1922. Nel settore di Centocelle era comandante della 1a squadra militare. Ennio Perfetti è invece nato a Roma il 10 ottobre 1923. Entrato nelle file del partito comunista diventa capo gruppo della 3a squadra militari in forza nel 1° settore Centocelle. La loro morte sembra risalire fra il 25 aprile e il 2 maggio 1944.
Secondo quanto riportato nella relazione di Luigi Forcella, comandante militare dell’8a zona, Il 25 aprile 1944 (più probabilmente il 26) Menotti Morganti e Ennio Perfetti si trovarono coinvolti nello scontro di due squadre con alcune pattuglie tedesche. Morganti rimane ucciso sul posto, mentre Perfetti viene arrestato e fucilato il 30 aprile.
Il 28 aprile invece nei pressi di Tor Bella Monica il gruppo di Costantino Coros si scontra con un reparto tedesco motorizzato. Il bilancio dello scontro è di due soldati uccisi, un automezzo incendiato e la morte di Coros per le schegge di una bomba lanciata dai tedeschi. E’ probabilmente in questa circostanza che perdono la vita anche i fratelli Antonio e Michele Addario, appartenenti al Movimento comunista d’Italia. Originari di Andria, il maggiore Antonio è nato il 20 settembre 1920, mentre Michele ha quattro anni di meno, ed è nato il 9 giugno 1924. Ma le vicende in cui perdono la vita questi sei uomini non sono del tutto chiare e ancora oggi oggetto di indagine da parte degli storici.
Un vero e proprio mistero invece è quello che circonda il nome di Eugenio Brega. Alcuni studiosi lo vogliono caduto a Roma, ma fra i partigiani riconosciuti esisterebbe allora un suo omonimo ucciso dai tedeschi il 6 luglio 1944 ad Albacina, una frazione di Fabriano.
Questa scheda è stata aggiornata nel contesto delle iniziative di community engagement del progetto E.P.ART Festival 2021
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