Chiesa cristiano-cattolica San Felice da Cantalice

Chiesa cristiano-cattolica San Felice da Cantalice


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Indirizzo

Piazza di San Felice da Cantalice, 20

GPS

41.876920178758, 12.566117707061

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Origini della Parrocchia

La nascita della parrocchia è strettamente legata allo sviluppo della borgata di Centocelle nei primi decenni del Novecento. In quegli anni, la zona era caratterizzata da una rapida crescita demografica, dovuta all’arrivo di numerose famiglie provenienti dalle campagne laziali in cerca di lavoro e migliori condizioni di vita. Si trattava di una periferia ancora povera di servizi, priva di strutture adeguate anche dal punto di vista religioso.

Proprio per rispondere ai bisogni spirituali e sociali di questa nuova comunità, alla fine degli anni Venti del ‘900 venne affidato un terreno ai Frati Minori Cappuccini, ramo dell’ordine francescano noto per la sua attenzione ai più poveri e per la presenza attiva nei contesti più difficili. I frati giunsero a Centocelle intorno al 1929 e iniziarono subito la loro opera pastorale in condizioni semplici: le prime celebrazioni si svolgevano infatti in una struttura provvisoria, una baracca che fungeva da chiesa. Essi svolsero un ruolo centrale nell’assistenza alle famiglie, nell’educazione dei giovani e nel sostegno ai più bisognosi, contribuendo in modo significativo alla crescita della comunità locale. Ancora oggi, questa eredità è visibile nell’identità della parrocchia, che continua a essere un punto di riferimento non solo religioso, ma anche sociale per il quartiere.

Negli anni Trenta si avviò la costruzione della nuova chiesa, che divenne presto il centro della vita religiosa e sociale di Centocelle. La parrocchia è stata eretta il 29 marzo 1935 con il decreto Sollicitudo omnium ecclesiarum del Cardinale Vicario Francesco Marchetti Selvaggiani ed affidata alla provincia romana dei Frati Minori Cappuccini.

Il territorio è stato desunto da quello delle parrocchie dei Santi Marcellino e Pietro ad duas lauros e di Santa Maria del Buon Consiglio. E’ sede del titolo cardinalizio, istituito da papa Paolo VI il 30 aprile 1969. Fa parte della XV Prefettura – Settore Est della diocesi di Roma.

Per approfondire: Scheda della Diocesi di Roma

La chiesa e il complesso parrocchiale

L’edificio e gli annessi spazi parrocchiali sono stati realizzati a partire dal 1935 e conclusi nel secondo dopoguerra, su progetto degli architetti Mario Paniconi e Giulio Pediconi. La chiesa è stata inaugurata il 31 marzo del 1935.

La facciata presenta un grande arco centrale a tutta altezza che lascia intravedere l’affresco con San Felice orante, di Rodolfo Villani.  A destra dell’atrio si apre la cappella dell’Ascensione ideata e realizzata dal parroco fra’ Mario Fucà nel 2022.  Il Cristo risorto  è stato scolpito da Roberto Giovannetti. A sinistra si trova  la cappella del Crocifisso. A fianco dell’entrata è una cappella con il fonte battesimale in peperino, a forma di pozzo. Sulla cantoria in controfacciata si trova l’organo a canne Tamburini opus 364 del 1956;  Nel 1958 sono stati sostituiti l’altare, il pavimento e la balaustra  e la confessione è stata rialzata  di 70 cm da terra.

L’interno basilicale è a tre navate, con quelle laterali molto strette e divise dalla centrale da una fila di pilastri cilindrici, decorati a mosaico, alti fino alle travi del soffitto.  L’abside, illuminata da un grande lucernario, ospita  un’edicola composta da due alte colonne ed è interamente affrescata a graffito da  fra’ Ugolino da Belluno, al secolo Silvio Alessandri (1968-1969), autore anche delle tavole a mosaico del transetto con il Cuore di Gesù  e una Visione di san Francesco rispettivamente eseguiti nel 1960 e nel 1965. Il graffito di padre Ugolino da Belluno, sulla parete centrale, in fondo, riflette il grande legame esistente tra la parrocchia e il mondo dell’infanzia. Sotto la veste di Maria, in particolare, trovano rifugio i volti dei bambini uccisi nel campo di prigionia di Teresyn, nei dintorni di Praga. Oltre a loro, c’è spazio anche per i volti dei piccoli biafrani, vittime della guerra civile nigeriana degli anni ’70, e Marco Dominici, un bambino scomparso nel 1970 i cui resti vennero rinvenuti solo nel 1977. Una ferita ancora viva ed ancora molto poco chiara.

L’altare maggiore, fulcro dello spazio sacro, è impreziosito da un’icona raffigurante il santo a cui è dedicata la chiesa. Accanto all’altare, si trovano alcuni affreschi e sculture che richiamano i valori della spiritualità francescana. Il pavimento, in marmo chiaro, contribuisce a dare maggiore luminosità all’ambiente, creando un’atmosfera di raccoglimento e preghiera. La chiesa è affiancata da un campanile di medie dimensioni, che si inserisce armoniosamente nel contesto urbano circostante senza risultare dominante.

La chiesa fu davvero importante durante la guerra, quando grazie al coraggio e all’iniziativa di Padre Urbano da Paliano ospitò diverse riunioni dei partigiani dell‘VIII zona oltre a dare ricovero a Peter Tompkins, agente dell’Oss (l’antesignano della Cia, un agente segreto americano).

Da sempre luogo di culto e riferimento culturale e sociale di tutto il quartiere, la parrocchia è assurta agli onori cinematografici essendo stata immortalata in “Accattone” (1961) di Pier Paolo Pasolini, “I Giorni contati”  (1962) di Elio Petri e da ultimo “Fortunata” (2017) di Sergio Castellitto, tra l’altro nativo proprio di Centocelle.

Il santo titolare San Felice da Cantalice

San Felice

San Felice da Cantalice nacque nel 1515 a Cantalice, un piccolo borgo nel Lazio, nella provincia di Rieti. Entrato nell’Ordine dei Cappuccini, si distinse per la sua profonda umiltà e per la dedizione ai poveri e ai malati. Percorrendo le strade di Roma con il suo sacco da questuante, raccoglieva donazioni per i bisognosi e diffondeva parole di conforto e fede.

Conosciuto per la sua letizia spirituale e il suo rapporto speciale con i bambini, fu amico di San Filippo Neri e lasciò un’importante eredità di semplicità evangelica. Morì nel 1587 e fu canonizzato nel 1712 da Papa Clemente XI. La sua figura rappresenta un modello di vita cristiana basata sulla carità, sulla preghiera e sulla fiducia nella Provvidenza.

Questa scheda è stata sviluppata nel contesto delle iniziative di community engagement del progetto E.P.ART Festival 2021.

Scheda (a cura di) Rita Randolfi, in collaborazione con Ecomuseo Casilino e Andrea Martire

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