
Chiesa cristiano-cattolica Sant’Elena
Paesaggio antropologico / Paesaggio storico / Percorsi: i luoghi del cinema / Percorsi: luoghi e forme del sacro e della spiritualità / Percorsi: religiosità popolare cristiana
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Pigneto
Indirizzo
Via Casilina, 205, 00176 Roma RM
GPS
41.887278316675, 12.525996261419
Telefono
Origini della parrocchia
La parrocchia è stata eretta il 19 marzo 1914 da papa Pio X con la costituzione apostolica Quo iam pridem. L’atto trasferì alla chiesa di Sant’Elena i diritti ed i redditi della soppressa parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta al Foro d’Augusto, affidandola ai sacerdoti della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine. Dal 2003 è affidata al Clero diocesano di Roma.
Il territorio è stato desunto da quello delle parrocchie dei Santi Marcellino e Pietro ad duas lauros e dell’Arcibasilica lateranense. E’ sede del titolo cardinalizio di Sant’Elena fuori Porta Prenestina, istituito da papa Giovanni Paolo II il 3 maggio 1985. Fa parte della XIV Prefettura – Settore Est della diocesi di Roma.
Per approfondire: Scheda della Diocesi di Roma
Dall’Epoca costantiniana al Medioevo
L’intitolazione a Elena Giulia Flavia, imperatrice e madre di Costantino I, rimanda ai possedimenti imperiali di Massenzio e Eliogabalo che si estendevano dall’attuale chiesa di Santa Croce in Gerusalemme fino al Campo Marzio di Centumcellae. La chiesa sorge nel cosiddetto Quarto di Sant’Elena, definizione presente negli atti catastali risalenti al tardo XIV secolo. Un atto del notaio A. Scambi del 10 maggio 1379 menziona una vigna di otto rubbi (ettari 14,7) sita in quartum qui dicitur sancta Erina. Il priore del monastero di Santa Maria Nova al Foro il 15 ottobre 1382 vende i frutti delle terre da sancta Helena per atti del notaio capitolino Venettini. La tenuta di Sant’Elena confinava con il Casale di San Giovanni in Laterano e con il Casale di Santa Croce in Gerusalemme.
La chiesa e il complesso parrocchiale
La chiesa è stata edificata su progetto dell’architetto Giuseppe Palombi tra il 1913 ed il 1914, aperta al culto il 2 aprile 1914 e consacrata solennemente il 17 settembre 1916.
La facciata ha un paramento in laterizi ed elementi decorativi in travertino e intonaco bianco. Articolata in due ordini scanditi da paraste corinzie: in quello inferiore, si aprono tre portali con timpani triangolari, dei quali il centrale è più ampio; nel superiore, un grande oculo, con vetrata policroma raffigurante Sant’Elena. Sopra i due portali laterali, si vedono gli stemmi di Pio X e Benedetto XV. A sinistra del portale centrale il Memoriale dei soldati dei quartieri Prenestino e Porta Maggiore caduti durante il primo conflitto mondiale.
L’interno, a pianta basilicale, è suddiviso in tre navate. L’attuale assetto dell’area presbiterale risale agli inizi degli anni Ottanta del Novecento: al centro vi è l’altare maggiore, in marmo, con dietro un Crocifisso ligneo; in posizione avanzata, invece, due amboni, dei quali quello di sinistra decorato con due bassorilievi di Italo Celli raffiguranti i quattro Evangelisti realizzati nel 2014. Gli affreschi sono stati eseguiti nel 1930 da Ettore Ballerini: quelli posti nell’abside il Trionfo della Croce; Sant’Elena tra santi Pietro, Marcellino, Castulo, Tiburzio, Stratonico e Gorgonio e lungo la navata centrale, entro tondi, Storie della Vera croce. Lungo le navate si trovano a destra il busto di papa Giovanni Paolo II, dono del maestro Claudio Palmieri, un’icona con santa Franesca Romana, del maestro Angelo Frigerio, una targa del 2014 commemorativa dei cento anni della parrocchia e un’altra targa che ricorda la visita pastorale di papa Woytila nel 1993. In fondo alla navata si aspre la cappella del Battesimo con un affresco rappresentante il Battesimo di Gesù.
In fondo alla navata di destra è sepolto il sacerdote Raffaele Melis, religioso degli Oblati di Maria Vergine e parroco dal 1937 al 1943. La sua figura è legata al servizio offerto alla sua comunità nel corso della seconda guerra mondiale e, in particolare, al bombardamento Alleato che colpì l’area tra le vie Prenestina e Casilina il 19 luglio 1943, durante il quale fu ucciso mentre impartiva la benedizione alle vittime degli spezzonamenti Alleati lungo la ferrovia Roma-Cassino-Napoli. Una targa posta lungo il muro di confine della ferrovia, all’altezza di via del Mandrione, ne ricorda il sacrificio.
La Santa titolare Sant’Elena
Nacque verso la metà del III secolo forse a Drepamim in Bitinia, cittadina a cui fu dato il nome di Elenopoli da parte di Costantino, in onore della madre.
Elena discendeva da umile famiglia e, secondo Sant’Ambrogio, esercitava l’ufficio di stabularia cioè locandiera con stalla per gli animali e qui conobbe Costanzo Cloro ufficiale romano, che la sposò nonostante lei fosse di grado sociale inferiore, diventando così moglie ‘morganatica’.
Nel 293 il marito Costanzo divenne ‘cesare’ e per ragioni di Stato dovette sposare Teodora, figliastra dell’imperatore Massimiano Erculeo; Elena Flavia fu allontanata dalla corte.
Il figlio Costantino, avuto da Costanzo Cloro, venne cresciuto alla corte di Diocleziano (243-313) per essere educato ad un futuro di prestigio e, una volta divenuto imperatore, Costantino richiamò presso di sé sua madre, dandole il titolo di ‘Augusta’, la ricoprì di onori, dandole libero accesso al tesoro imperiale, facendo incidere il suo nome e la sua immagine sulle monete.
A 78 anni nel 326, Elena intraprese un pellegrinaggio penitenziale nei Luoghi Santi della Palestina.
Qui si adoperò per la costruzione delle Basiliche della Natività a Betlemme e dell’Ascensione sul Monte degli Ulivi, che Costantino poi ornò splendidamente.
La tradizione narra che Elena, salita sul Golgota per purificare quel sacro luogo dagli edifici pagani fatti costruire dai romani, scoprì la vera Croce di Cristo, perché il cadavere di un uomo messo a giacere su di essa ritornò miracolosamente in vita. Elena morì a circa 80 anni, assistita dal figlio, verso il 329 in un luogo non identificato; il suo corpo fu però trasportato a Roma e sepolto sulla via Labicana “ad duas lauros”, oggi Tor Pignattara; il corpo fu posto in un sarcofago di porfido e collocato in uno splendido mausoleo a forma circolare con cupola.
La parrocchia nella storia cinema: Roma città aperta
Presso la Chiesa di Sant’Elena e lungo il tratto di via Casilina del quartiere Pigneto sono state girate diverse scene di Roma Città Aperta di Roberto Rossellini. Una location “centrale” perché gravita attorno all’operato di Don Pietro, parroco di zona che aiuta la resistenza romana, pagando con la propria vita l’impegno nella lotta al nazifascismo.
Don Pietro è sicuramente ispirato alla figura di Don Pietro Pappagallo, sacerdote ucciso nel ’44 alle Fosse Ardeatine, ma che è un personaggio che simboleggia tutti i “parroci resistenti” del periodo, come Don Gioacchino Rey, Don Morosini nonché Padre Raffaele Melis, parroco di Sant’Elena, morto sotto i bombardamenti del ’43, che viene ricordato nella targa posta in via del Mandrione.
Note sul film
Roma città aperta è un film del 1945 diretto da Roberto Rossellini ed è una delle opere più celebri e rappresentative del neorealismo cinematografico italiano. È il film che fece acquisire notorietà internazionale ad Anna Magnani (che vinse l’Oscar come attrice non protagonista nel 1946), co-protagonista insieme ad Aldo Fabrizi, qui in una delle sue interpretazioni più famose.
La storia del film ricostruisce quella vera di Teresa Gullace e Don Giuseppe Morosini, nella città “liberata” e lacerata nell’anima, impaurita dalle retate nazifasciste, la ferocia e dove alberga la fame, la borsa nera e la morte è in agguato.
È il primo film della Trilogia della guerra antifascista diretto da Rossellini, a cui seguiranno Paisà (1946) e Germania anno zero (1948). In virtù del suo grande successo, il film ha a lungo definito l’immagine dell’occupazione tedesca di Roma e della Resistenza romana nell’immaginario collettivo.
Scheda (a cura di) Rita Randolfi e in collaborazione con Ecomuseo Casilino
Opening Hours
Lunedì
8:30-19
Martedì
8:30-19
Mercoledì
8:30-19
Giovedì
8:30-19
Venerdì
8:30-19
Sabato
8:30-19
Domenica
8:30-19






