
Ugo Niutta, il nipote del ministro che amava il volo
Paesaggio urbanistico / Percorsi: il Quartiere degli Aviatori / Percorsi: l’odonomastica di Tor Pignattara
Tor Pignattara
Indirizzo
Via Ugo Niutta Roma
GPS
41.874701938513, 12.542243009195
Ugo Niutta nasce a Napoli il 20 dicembre 1880, nipote del ministro e senatore Vincenzo Niutta (1802-1867). Figlio di Ilario e della marchesa Elisa Positani di Marescotti studia per diventare ingegnere navale. Allo scoppio della prima guerra mondiale Ugo si ritrova invece mobilitato come sottotenente di completamento del Regio Esercito e assegnato, il 25 marzo 1916, all’11a Squadriglia di ricognizione e combattimento presso il Campo di aviazione di Comina, a Pordenone.
Pochi mesi di attività fino a quel fatale 3 luglio 1916, quando è ucciso dall’artiglieria di terra austriaca volando a bassa quota su Borgo Valsugana, in Trentino. Quella di Niutta e del compagno di viaggio Cesare Franceschini è una delle consuete, rischiose, ricognizioni sulle posizioni nemiche oltre il fronte italiano. Si supera la terra di nessuno, si entra nello spazio aereo nemico e ci si abbassa sulle linee nemiche e sui borghi di retrovia. Durante la ricognizione del 3 luglio, due aerei austriaci contrastano dapprima Ugo in volo, uccidendo il compagno Cesare Franceschini. Ugo tenta di tornare verso Pordenone, volando però a bassa quota per evitare di incontrare nuovamente gli aerei nemici. E’ colpito dall’artiglieria di terra e precipita perdendo la vita. Il 19 aprile 1917 Niutta viene insignito della medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria.
Nel 1921 l’Aeroporto militare Campo di Marte a Napoli, viene intitolato a Ugo Niutta.
Curiosità: L’aeroporto internazionale di Napoli oggi è conosciuto con il nome di Capodichino. Ma in realtà la sua vera denominazione è Ugo Niutta. Un’epigrafe, posta sul monumento dedicato a Ugo Niutta nel 1959, lo ricorda così:
Pilota di aeroplano, durante una ricognizione aerea nelle linee avversarie, incontrati due velivoli nemici li aggrediva ripetutamente, costringendone uno a precipitosa discesa. Attaccato, in condizioni svantaggiose, dall’altro, sostenne con indomito ardire la lotta. Essendo stato colpito a morte l’osservatore, nell’impossibilità ormai di continuare l’impari lotta, sorvolando a bassa quota le trincee nemiche e sfidando con indomita fierezza il fuoco delle mitragliatrici, tentò di guadagnare le nostre linee. Colpito a morte egli stesso e perduta ogni conoscenza, andava con l’apparecchio contro un banco roccioso e vi lasciava gloriosamente la vita.

Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino
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