Giannino Ancillotto, il pilota che abbatteva i draghi

Giannino Ancillotto, il pilota che abbatteva i draghi


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Indirizzo

via Giannino Ancillotto Roma

GPS

41.875839515136, 12.551121583671


Giovanni “Giannino” Ancillotto nasce in una ricca famiglia di proprietari terrieri di San Donà di Piave (VE), in Veneto, il 15 novembre 1896. Quattro mesi dopo l’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, Ancillotto si arruola come volontario nel Corpo aeronautico militare e si iscrive alla scuola di volo di Cameri (NO), ottenendo il brevetto da pilota l’anno successivo, appena in tempo per partecipare alla controffensiva italiana in Trentino. Nel luglio del 1916 è inviato sul medio Isonzo, dove opera come pilota osservatore, e nella tarda estate del 1917 è trasferito ad Aiello in Friuli, dove inizia le sue azioni di bombardiere con il caccia Le Prieur, contro i palloni frenati austroungarici noti come Drachen (Draghi), ottenendo numerose vittorie a Levada (Ponte di Piave), San Polo di Piave e a Rustignè.

Contro i “draghi austriaci”

I drachenballon  – palloni frenati – compaiono sugli scenari di guerra europei già nell’800, come mezzi militari di osservazione. Sono di fatto gli antesignani dei droni di oggi. Per consentire il volo è necessario l’impiego fino a 53 persone e, una volta decollati, sono ben difesi sia in aria che da terra. Per questa ragione le imprese dei “cacciatori italiani di draghi” sono ritenute altamente pericolose. Tra il 30 novembre e il 5 dicembre 1917, proprio nel periodo successivo alla disfatta di Caporetto, Giannino ne abbatte 3, in un caso addirittura lanciandosi contro il pallone aerostatico, perforandolo e attraversando indenne la nuvola di idrogeno sul suo biplano Nieuport 11. Il 3 marzo 1918 è decorato con la Medaglia d’oro al valor militare per l’impresa compiuta a Rustignè di Oderzo, il 5 dicembre 1917. A guerra conclusa gli sono riconosciuti 11 abbattimenti.

Il Raid Roma-Varsavia e l’impresa di Fiume

Con la fine della guerra Giannino Ancillotto non abbandona l’amore per il volo. Già nel marzo del 1919 è impegnato con il primo volo Roma-Trieste, partendo dall’Aeroporto di Centocelle. Nel settembre del 1919, sempre dal Campo di Centocelle, Ancillotto parte per il raid Roma-Varsavia, consegnando al governo Polacco un messaggio del governo italiano. Il viaggio dura 7 ore, senza soste intermedie e copre una distanza di oltre 1000 chilometri. Subito dopo Ancillotto raggiunge Fiume, dove Gabriele D’Annunzio lo nomina legionario.

Rimasto a Fiume per un anno, nel 1921 Ancillotto vola addirittura oltreoceano, in Perù, chiamato per essere testimonial dell’aeronautica nazionale peruviana e dove compie l’atterraggio alla quota più alta (4.330 metri) a Cerro de Pasco, sulle Ande. La fama di Ancillotto  diviene mondiale e supera anche quella di molti eroi morti nella Grande Guerra, incalzata forse solo da quella di Francesco Baracca.

La morte in un incidente d’auto

Strano il destino riservato a questo pilota. Muore in un incidente stradale il 18 ottobre 1924, vicino Caravaggio, mentre si reca a un raduno di Medaglie d’Oro. Il suo corpo riposa nel cimitero di San Donà di Piave, mentre nella piazza centrale della cittadina troneggia il monumento all’aviatore, costruito dal regime fascista attraverso una sottoscrizione nazionale e con il cospicuo finanziamento del governo peruviano.

Curiosità: Il 24 marzo 1918 La Domenica del Corriere gli dedica una straordinaria copertina disegnata dal famoso Achille Beltrame, che immortala l’impatto del suo caccia con il “drago” austriaco, mentre Gabriele D’Annunzio conia per lui il motto “Perficitur Igne” ovvero “che si forgia con il fuoco”.

Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino

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