Complesso di Villa Sudrié

Villa Sudrié

Complesso di Villa Sudrié


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Indirizzo

Via Labico 137

GPS

41.884009414246, 12.551949159205


Il complesso – che oggi si presenta con le caratteristiche di un rudere – si compone dell’omonima villa, un edificio probabilmente del tardo ‘800, articolato in due piani e alcuni corpi di fabbrica coevi, forse destinati alla servitù.

Sorge in un’area poderale anticamente facente parte della tenuta Apolloni e confinante con quella dell’Acqua Bollicante appartenuta alla famiglia Del Drago. Condivide con quest’ultima l’accesso a una vecchia fungiaia (probabilmente costruita dopo la villa) che si affaccia su Via Labico. La villa e la tenuta appartenevano alla famiglia di Luigi Sudrié, che commerciava in abbigliamento e forniture per militari a Roma e che aveva il suo negozio in via del Tritone e, successivamente, in via Campo Marzio, negli anni tra la fine dell”800 e gli inizi del ‘900.

Dettaglio Mappa Agro Romano dell'Istituto Geografico Militare del 1904
Dettaglio Mappa Agro Romano dell’Istituto Geografico Militare del 1904

L’area, attualmente, risulta congiunta (senza apparenti segni di discontinuità) con quella un tempo appartenuta ai principi Del Drago (e sui sorgeva l’omonima villa) e si connota dunque come un’ampia porzione praticamente intatta di Agro Romano antico, che si estendeva da Via Labico fino a Piazza Vico Equense. In questa vasta porzione di territorio, è stato rinvenuto materiale archeologico erratico.

L’edificio testimonia una delle modalità di insediamento nell’area a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, ovvero il complesso delle ville rustiche. Questi edifici avevano la classica funzione di residenza di campagna e non vanno confusi con i casali agricoli, molto diffusi, che invece avevano funzioni più direttamente legate alle attività agricole e di allevamento. Nonostante nella mappe entrambi vengano chiamati “Ville”, appare evidente che la tecnica costruttiva di Villa Sudrié rivela un’intento abitativo più che funzionale all’attività produttiva, simile a quello di altre strutture “civili” come Villa Cerere o Villa Martelli.

Villa Sudrié
Villa Sudrié, vista dal satellite

Una distinzione importante dei modi dell’abitare che rimanda a un’evoluzione dell’insediamento nell’area, che, man mano, abbandona la connotazione di “fattoria agricola” (o casale) e diventa sempre più stanziamento abitativo classico. Non più strutture funzionali a qualcosa, ma vere residenze di famiglie abbienti che decidono di insediarsi in una campagna prossima a centri abitati (Tor Pignattara) in via di sviluppo.

L’intero complesso ricade in area vincolata paesaggisticamente e archeologicamente.

Le api di Villa Sudriè

Il 21 luglio 1902 l’apicoltore Enrico Canè scriveva alla redazione della rivista L’Apicoltore di aver impiantato alla Marranella una piccola colonia di 20 arnie nella villa del signor Luigi Sudriè. Dalla piccola colonia erano nati tra gli 8 e i 10 sciami nell’anno successivo, poi le api si erano fermate. Non nasceva più nessuna regina, o meglio: le api non sceglievano più di crescere una regina. Canè aveva attribuito questo arresto alla “località infelice”, perché coltivata a vigneti (oggi sappiamo che le api fra i filari d’uva sono essenziali per l’impollinazione delle erbe del suolo, favorendo la fertilizzazione, e per la prevenzione di malattie come il marciume degli acini (boltrite). Quindi altro che località infelice!

E infatti, in quell’estate del 1902, Sudriè d’improvviso si era trovato davanti un gran bel problema. Le api avevano moltiplicato gli sciami e volavano ormai ovunque, ben lontani dalle arnie del proprietario. Disperato Sudriè, che da buon commerciante aveva avviato la produzione per finalizzarla alla vendita e non certo al solo consumo domestico, aveva chiamato Canè per fermare gli sciami, che, fra l’altro, avevano anche invaso la villa. Ma Canè aveva faticato a dominare gli sciami, persi per la maggior parte. Le regine avevano portato lontano il proprio regno e restavano arnie poco popolate e quindi poco produttive.

Una piccola curiosità che rivela il paesaggio agricolo della Valle della Marranella, disegnato dai vigneti e in realtà ben ospitale nei confronti delle indispensabili api. Ma alle regine non si comanda, soprattutto se governano un alveare.

Fonte: L’Apicoltore, periodico dell’associazione centrale d’incoraggiamento per l’apicoltura in Italia, Trentacinquesimo Anno, Milano 1902

Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino

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