
Natale Palli, il pilota “brevettato” di D’Annunzio
Paesaggio urbanistico / Percorsi: il Quartiere degli Aviatori / Percorsi: l’odonomastica di Tor Pignattara
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Tor Pignattara
Indirizzo
via Natale Palli, Roma
GPS
41.876765530657, 12.543757535832
Strada istituita con Delibera del Regio Commissario di Roma Ufficiale n°1087 del 16.07.1924.
Natale Palli nasce a Casale Monferrato (AL) nel 1895. Il padre Giovanni è un ingegnere di origini ticinesi, la madre, Francesca Deaglio, è discendente di un’importante famiglia di architetti militari a servizio della famiglia imperiale austriaca degli Asburgo. Natale è il primogenito di una triade magica e tragica del volo. Il secondogenito Silvio, pilota anche lui durante la prima guerra mondiale, muore a Orsago, pochi giorni prima della fine della guerra, il 29 ottobre 1918. Italo, nato nel 1912, morto durante la seconda guerra mondiale a Derna, in Libia, nel 1941.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Natale Palli è un sergente di fanteria di stanza a Milano, ma con il sogno del volo a tal punto che, nominato sottotenente, riesce a ottenere di entrare nel Corpo Aeronautico Militare e a conseguire il brevetto da pilota il 15 ottobre 1915. Dodici giorni più tardi Natale approda nella famosa 2a Squadriglia di aviazione per artiglieria a Pordenone. Inizia così una sfolgorante carriera nelle varie Squadriglie aeree operanti al fronte, che gli vale la prima Medaglia di bronzo il 31 ottobre 1916 e le successive Medaglie d’argento tra il 1917 e il 1918, soprattutto per azioni di ricognizione particolarmente rischiose. Promosso capitano il 3 febbraio 1918, viene così trasferito all’87a Squadriglia “Serenissima” di stanza all’aeroporto di San Pelagio, in provincia di Padova, comandato dal maggiore Gabriele D’Annunzio.

Il Volo su Vienna del 9 agosto 1918
A San Pelagio, D’Annunzio medita da tempo su un progetto propagandistico visionario: un raid sulla capitale austriaca con lancio di manifestini tricolore inneggianti alla resa. Il Comando militare supremo italiano, seppur allettato dai possibili risvolti propagandistici dell’impresa, teme che un’eventuale cattura del poeta provochi conseguenze ben peggiori di una sconfitta militare. Seppur cautamente, il Comando approva comunque le prime prove di collaudo dei velivoli. Nell’autunno del 1917, in piena crisi da disfatta di Caporetto, è però arrivato il divieto di effettuare il raid su Vienna. D’Annunzio, che ha già considerato la possibilità di lanciare questa impresa come “avventura privata”, prosegue le prove di collaudo, sottoponendo alle fabbriche Ansaldo le criticità presentate dal velivolo prescelto, l’SVA biposto e ottenendo radicali innovazioni, compresa la famosa “seggiola incendiaria”, ovvero il posizionamento del serbatoio del carburante proprio sotto il sedile del poeta.
Perché D’Annunzio sceglie un biposto? Perché di fatto D’Annunzio è era un pilota d’aerei. Non consegue mai il brevetto da pilota e quindi, per volare, deve avvalersi di un pilota di professione. E qui entra in gioco Natale Palli. Giovane, bello, coraggioso, pluridecorato è di fatto il miglior candidato per D’Annunzio. Alla fine l’autorizzazione all’impresa da parte del Comando militare supremo arriva e Natale Palli e Gabriele D’Annunzio possono partire con una flotta di 13 velivoli il 2 agosto 1918. Ma la nebbia, compagna fedelissima della pianura padana, ferma l’impresa, creando non pochi problemi alla flotta, che di fatto ne usce ridotta a 7 aeroplani monoposto e 1 biposto per il trasporto del condottiero senza brevetto.

D’Annunzio ci riprova qualche giorno dopo. Il 9 agosto 1918, alle 5 e 50 gli 8 velivoli si alzano in volo. Alle 9 e 20 la flotta (che ha perso un solo aereo) compare sui cieli di Vienna e lancia 50.000 copie di un manifestino scritto da Gabriele D’Annunzio che invita gli austriaci alla resa. Ma la prosa dannunziana si è già dimostrata poco efficace con il popolo tedesco, se non altro perché di difficile traduzione (questo comporta inventare troppi neologismi per esempio). Alle 50.000 copie dell’intraducibile manifestino dannunziano, se ne aggiungono così 350.000 di un più efficace scritto di Ugo Ojetti, ben tradotto in tedesco da Ferdinando Martini. Natale Palli è così insignito della Croce di cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, certamente per aver portato al successo l’impresa, ma anche, crediamo, per aver riportato a terra, incolume, D’Annunzio.
Qualche mese dopo, nell’ottobre del 1918 e alla fine della Grande Guerra, il pilota viene decorato della Medaglia d’oro al Valor Militare per la sua attività svolta in rischiosissime incursioni nei cieli della Dalmazia, dell’Istria, del Tirolo e della Carniola.
Il raid Padova-Parigi-Roma (Centocelle)
Natale resta all’aeroporto di San Pelagio anche dopo la fine della guerra. D’Annunzio intanto pensa a nuove imprese: perché non lanciarsi in un raid Padova-Parigi-Roma, atterrando proprio al Campo di aviazione di Centocelle? Natale ne è entusiasta e dedica molti mesi alla preparazione del volo. Le difficoltà maggiori sono rappresentate dalle Alpi – da quel Monte Bianco, che è la montagna più alta d’Europa, – e dal tempo, perché l’impresa doveva essere compiuta in un solo giorno.
Natale non arriverà mai a Parigi. Muore assiderato sul Mont Pourri tra il 20 e il 23 marzo. Ha camminato per 3 ore nella neve, tentando di scendere a valle, poi si è accasciato su un fianco e lì è morto. E’ sepolto a Casale Monferrato accanto al fratello Silvio. D’Annunzio, nell’encomio, funebre che gli dedica, dice:
Egli era una volontà di vittoria. La sua carne non era stata messa al mondo se non per servire una volontà di vittoria….. Egli divenne un piccolo cadavere livido nel lenzuolo di neve, ma in tutta l’Alpe non v’era picco che fosse acuminato ed eccelso come la sua volontà di vittoria….
Ai fratelli Natale, Silvio e Italo Palli sono intitolati il Liceo scientifico di Casale Monferrato e l’aeroporto.
Curiosità: La celebre foto, scattata prima della partenza del raid su Vienna, ritrae Gabriele D’Annunzio seduto davanti a Natale Palli. La posa è di rito. Nella realtà, come sappiamo, il primo pilota è Natale Palli.
Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino
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