I quartieri dell’Ecomuseo Casilino sono stati e sono laboratori politici e partecipazione di enorme importanza per la storia politica e sociale della città di Roma.
Nati durante gli anni del fascismo come luoghi di emarginazione delle classi popolari, hanno poi vissuto il boom edilizio del dopoguerra, contribuendo al dibattito culturale e politico della lotta per la casa, del miglioramento delle condizioni di vita nelle aree periferiche, attraverso lo sviluppo dei servizi alla persona e alla comunità.
Quartieri giovani, che negli anni Settanta e Ottanta videro l’impegno di ragazzi e ragazze uniti nei movimenti politici e nei collettivi, mentre si costituivano i primi comitati di quartiere rivolti al miglioramento degli spazi sociali. Non va dimenticato lo scontro politico fra movimenti di ideologia opposta, che lasciarono nei quartieri profonde ferite umane, individuali e collettive.
Oggi quella storia, quei luoghi e quelle memorie rimangono nelle parole di testimoni, nel valore che viene dato ad alcuni luoghi e spazi, al “bullicame” politico e sociale che ancora si respira e si manifesta.
Quartieri mai domanti e mai totalmente rientrati nella “normalizzazione” sociale, culturale e politica delle grandi capitali europee, nel corso degli anni sono stato il teatro di un vivace dibattito politico, generando modelli di rigenerazione e partecipazione inediti.
Dai primi anni del nuovo millennio, le migrazioni e le profonde trasformazioni del tessuto sociale ed economico, hanno imposto un rinnovamento delle piattaforme di rivendicazione, dei temi di dibattito, e degli spazi di proposta. Sono nate così nuove piattaforme civiche e politiche, collettivi, associazioni e comunitati che, sempre partendo dai temi dei diritti e della partecipazione, hanno prodotto nuove proposte, progettualità e strumenti.
Ieri, come oggi, questi quartieri rimangono uno dei laboratori più interessanti della città, capace di proporre progettualità inedite, soluzioni innotive e nuove suggestioni politiche.
