Category: Percorsi: le comunità patrimoniali del Comprensoro Casilino

Questo percorso è la mappa delle comunità di eredità del territorio, di cui la maggioranza ha scelto di aderire al Patto di rete del Comprensorio Casilino Non è un semplice elenco, ma un percorso patrimoniale fatto di volti, sguardi, mani e pensieri. Nel cuore del Comprensorio Casilino, la ricchezza associativa emerge come risorsa preziosa proprio perché spesso inquieta, frammentata o discontinua, capace di fiorire laddove le fragilità sociali ed economiche sono più profonde. Le Comunità di Eredità sono il battito di un territorio. Gruppi di cittadini, formali e spontanei, che hanno scelto di fare del territorio il loro ambito d’intervento e il patrimonio sociale, culturale, ambientale, relazionale come oggetto di pratica collettiva. Per tale motivo, il loro operato si configura come un atto di resistenza civile all’erosione dell’idea di spazio quotidiano come spazio abitato. Non a caso gli spazi da loro gestiti sono, prima di tutto, luoghi di rigenerazione di legami, di salvaguardia di pratiche e memore, di pratiche collettive di rappresentazione. Dal punto di vista strettamente patrimoniale, quello che queste comunità intendono salvaguardare e tramandare è un metissage di tradizioni storicamente legate alle comunità italofone e di nuove tradizioni che le comunità con background migratorio hanno portato con sé dai paesi di origine, attualizzandole e adattandole al nuovo contesto sociale e culturale.

Questo percorso è la mappa delle comunità di eredità del territorio, di cui la maggioranza ha scelto di aderire al Patto di rete del Comprensorio Casilino

Non è un semplice elenco, ma un percorso patrimoniale fatto di volti, sguardi, mani e pensieri. Nel cuore del Comprensorio Casilino, la ricchezza associativa emerge come risorsa preziosa proprio perché spesso inquieta, frammentata o discontinua, capace di fiorire laddove le fragilità sociali ed economiche sono più profonde.

Le Comunità di Eredità sono il battito di un territorio. Gruppi di cittadini, formali e spontanei, che hanno scelto di fare del territorio il loro ambito d’intervento e il patrimonio sociale, culturale, ambientale, relazionale come oggetto di pratica collettiva. Per tale motivo, il loro operato si configura come un atto di resistenza civile all’erosione dell’idea di spazio quotidiano come spazio abitato. Non a caso gli spazi da loro gestiti sono, prima di tutto, luoghi di rigenerazione di legami, di salvaguardia di pratiche e memore, di pratiche collettive di rappresentazione.

Dal punto di vista strettamente patrimoniale, quello che queste comunità intendono salvaguardare e tramandare è un metissage di tradizioni storicamente legate alle comunità italofone e di nuove tradizioni che le comunità con background migratorio hanno portato con sé dai paesi di origine, attualizzandole e adattandole al nuovo contesto sociale e culturale.


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