La metodologia Community “SuppTelling” (Support & Storytelling) nasce nel 2024 all’interno dell’Ecomuseo Casilino come risposta a un duplice bisogno emerso nel territorio romano:
- supportare operativamente le piccole organizzazioni locali, spesso prive di risorse strutturali;
- raccogliere, rendere visibili e condividere le loro storie, costruendo memoria collettiva e rafforzando l’ecosistema comunitario.
La metodologia si basa su un approccio di ricerca-azione partecipata, che integra due dimensioni complementari:
- learning by doing, cioè l’apprendimento attraverso il supporto operativo quotidiano;
- learning by listening, ossia la raccolta narrativa e la valorizzazione delle storie degli attori locali.
Questa integrazione rende il SuppTelling una pratica semplice, modulare, scalabile e adattabile a diversi contesti educativi, sociali e culturali.
1. Origini e finalità
La metodologia è stata ideata dall’Ecomuseo nel 2024 e applicata in modo sistematico per il progetto YOREC, e nasce per rispondere alla necessità delle organizzazioni di:
- avere sostegno operativo per garantire servizi continui nel territorio;
- ottenere maggiore visibilità attraverso narrazioni digitali, video, podcast e archivi;
- essere riconosciute come parte di un ecosistema condiviso che collabora, si conosce e costruisce impatto collettivo
Gli obiettivi principali della metodologia sono:
- empowerment delle organizzazioni locali;
- visibilizzazione delle loro storie e buone pratiche;
- rafforzamento delle reti comunitarie;
- costruzione di competenze nei giovani (soft skills, comunicazione, capacità relazionali, progettazione);
- creazione di memoria condivisa e capitale sociale attraverso il racconto.
La metodologia coinvolge centinaia di persone tra insegnanti, volontari, studenti, ricercatori, famiglie e cittadini, dimostrando una forte capacità di generare impatto diffuso e trasversale.
2. Principi metodologici
Il SuppTelling si struttura su cinque assi fondamentali:
2.1 Partecipazione e co-creazione
Giovani volontari e membri delle comunità diventano co-autori dell’intero processo.
Il metodo favorisce scelte autonome, coinvolgimento attivo e una produzione narrativa realmente partecipata.
2.2 Ricerca-azione partecipata
Non si limita a raccontare le organizzazioni, ma lavora dentro di esse, trasformando il supporto operativo in un dispositivo di conoscenza condivisa.
2.3 Storytelling come empowerment
Le storie sono strumenti per:
- rafforzare legami,
- rendere visibile il valore sociale,
- generare auto-riflessione interna,
- attivare partecipazione e trasmissione di saperi tra generazioni.
2.4 Educazione non formale e apprendimento esperienziale
Il metodo è un laboratorio di competenze: i giovani imparano facendo, osservando, ascoltando, comunicando.
2.5 Ecologia delle comunità
L’approccio mira a mappare, connettere e coordinare gli attori del territorio affinché emergano sinergie, bisogni condivisi e possibilità di collaborazione strutturale.
3. La struttura operativa: i tre passaggi del SuppTelling
Il metodo prevede un processo articolato in tre fasi sequenziali, ciascuna con obiettivi specifici e risultati osservabili.
Fase 1 — Mapping
I partecipanti:
- mappano le organizzazioni del territorio;
- classificano le realtà in base alle attività:
- core services (servizi continuativi come biblioteche di comunità, doposcuola, archivi, centri sociali),
- attività episodiche (eventi, iniziative temporanee, laboratori);
- analizzano bisogni, risorse e possibilità di coinvolgimento.
Questa fase crea una fotografia iniziale dell’ecosistema, indispensabile per definire il tipo di interazione (supporto operativo o ricerca narrativa).
Fase 2 — Doing
È la fase più lunga (6–18 mesi).
I giovani vengono inseriti dentro le organizzazioni:
- nei core services svolgono supporto operativo settimanale, apprendono competenze e costruiscono fiducia;
- nelle realtà con attività sporadiche affiancano i ricercatori per condurre interviste, documentare, raccogliere memorie.
Il Doing produce:
- crescita di competenze;
- rafforzamento della relazione giovani–comunità;
- emersione spontanea di storie e narrazioni autentiche;
- sviluppo di un capitale sociale intergenerazionale.
Fase 3 — Elaborazione e disseminazione
Una volta raccolti dati e esperienze, si passa a:
- analisi del materiale;
- organizzazione di contenuti (rapporti, schede, profili, video, fotografie, storie digitali);
- realizzazione di output pubblici:
- video-interviste,
- dossier,
- post social,
- mini-campagne di comunicazione,
- eventi di restituzione.
I risultati vengono pubblicati su:
- sito dell’Ecomuseo,
- YouTube,
- TikTok,
- altri archivi digitali.
Questa fase trasforma l’esperienza in conoscenza condivisa e visibile, generando impatto e attivando nuove collaborazioni.


4. Risultati e impatti
Il metodo contribuisce a produrre risultati concreti e misurabili:
- organizzazioni più forti, grazie al supporto pratico e a una maggiore visibilità garantita dalla comunicaizone;
- giovani più competenti, motivati e attivi nelle comunità;
- reti territoriali rafforzate, con maggiore fiducia e capacità di collaborazione;
- produzioni multimediali (video, profili, storie digitali) che danno visibilità ai servizi offerti dalle organizzazioni in cui i volontari hanno lavorato.
Esempio emblematico: la biblioteca scolastica Laparelli
Il documento riporta una storia significativa: giovani volontari hanno supportato la piccola biblioteca di una scuola, riorganizzando gli spazi, raccogliendo storie dei docenti e creando materiale comunicativo.
La biblioteca, da luogo quasi invisibile, è diventata un centro vivo e partecipato, con maggiore affluenza, motivazione dei docenti e coinvolgimento degli studenti in un processo di trasformazione creativa e comunitaria

5. Trasferibilità e innovazione
Il metodo è facilmente trasferibile perché:
- richiede poche risorse;
- è modulare;
- si adatta a scuole, università, enti culturali, musei, comunità locali;
- favorisce il coinvolgimento dei giovani in contesti reali di apprendimento.
L’innovazione consiste nella fusione unica tra supporto operativo e storytelling partecipativo, trasformando la relazione tra giovani e comunità in un processo di co-creazione di conoscenza.
6. Valutazione e monitoraggio
L’Ecomuseo valuta il metodo attraverso:
- qualità dei rapporti prodotti dai volontari;
- quantità e qualità dei materiali multimediali;
- partecipazione agli eventi di restituzione;
- osservazione di dinamiche relazionali e di crescita delle organizzazioni.
7. SWOT sintetica
Punti di forza: semplicità, adattabilità, basso costo, empowerment, narrazione condivisa.
Debolezze: richiede tempo, mentoring e motivazione dei volontari.
Opportunità: applicabilità in ambiti educativi e culturali, sviluppo di competenze giovanili.
Rischi: difficoltà nella misurazione degli impatti qualitativi e nella continuità dei servizi.1. Introduzione generale
ENGLISH VERSION (ABSTRACT)
The Community “SuppTelling” (Support & Storytelling) methodology, developed by the Ecomuseo Casilino and applied for the YOREC project, is a participatory action-research framework that strengthens local organisations through a dual process of operational support and narrative documentation. Young participants engage in community services (“learning by doing”) while simultaneously collecting stories and experiences (“learning by listening”). The method unfolds in three steps—mapping local actors, supporting daily activities, and producing shared narratives through digital outputs. This approach empowers organisations, enhances youth skills, and fosters intergenerational dialogue, visibility, and community cohesion. Its simple, scalable structure makes it adaptable to schools, cultural institutions, and non-formal education settings, generating collective knowledge and reinforcing local networks.
