Raffaele Aversa, l'ufficiale dei Carabinieri che arrestò Benito Mussolini

Raffaele Aversa, l’ufficiale dei Carabinieri che arrestò Benito Mussolini


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Indirizzo

Via della Marranella 120

GPS

41.884444625757, 12.542297371085


Nacque a Labico (RM) il 2 settembre 1906. Il padre, Alfonso, è comandante della stazione dei carabinieri del suo paese natale. Il padre e la mamma Mariangela Aquino sono originari di Atripalda, un comune in provincia di Avellino, paese dove visse la sua infanzia, frequentando il liceo classico di Avellino. Entrato nella Scuola sottufficiali dei carabinieri a Firenze nel 1924, venne nominato sottotenente dopo la frequentazione dell’Accademia di Modena, nel 1932. Si laureò in giurisprudenza a Bologna nel 1937, dopo aver partecipato alla guerra d’Etiopia come attendente del Duca d’Aosta. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, venne assegnato al fronte russo nel 1941, con il grado di capitano. Tornato a Roma dopo la disfatta del fronte russo e una lunga marcia a piedi, è insignito della croce di guerra e nominato comandante della Compagnia tribunali. Con la moglie Liana Melley e la figlia Mirella abitò, fino al suo arresto, in via della Marranella 120, nella borgata omonima. 

Il 25 luglio 1943, insieme al capitano Paolo Frignani – anche lui vittima della barbarie nazifascista alle Fosse Ardeatine – su comando del re Vittorio Emanuele III arrestò Benito Mussolini.

Il 7 ottobre, giorno del rastrellamento e della deportazione dei carabinieri romani, venne convocato alla caserma Podgora, dove ricevette l’ordine di consegnarsi ai nazifascisti insieme ai suoi uomini. Intuendo quanto stava accadendo, Aversa fece cenno a tre ufficiali che lo avevano accompagnato di allontanarsi, consentendo loro di avvertire molti compagni, risparmiandoli dalla deportazione. 

Sfuggito al rastrellamento aderì al Fronte Militare Clandestino, procurandosi documenti falsi con il cognome della madre e contribuendo alla costituzione della Banda Caruso. Insieme al capitano Frignani riuscì in poco tempo a costituire un numeroso gruppo di militari fra carabinieri, paracadutisti e guardia di finanza, con l’obiettivo di allacciare collegamenti con l’esercito Alleato e, contemporaneamente, eliminare gli ufficiali collaboratori della polizia nazifascista. Il 23 gennaio 1944, poche ore dopo lo sbarco di Anzio, fu arrestato in via Giovan Battista de Rossi 20, insieme al capitano Frignani e Ugo de Carolis, comandante di Stato maggiore della banda Caruso. Nella casa di via della Marranella 120 venne arrestata anche la moglie, rilasciata tre giorni dopo. 

Il 24 marzo 1944 venne assassinato alla Fosse Ardeatine, dopo giorni di torture e detenzione. Fu decorato di Medaglia d’oro al Valor Militare, con la seguente motivazione:

“Ufficiale dei CC.RR. comandante di una compagnia della Capitale, opponeva dopo l’armistizio, alla azione aperta ed alle mene subdole dell’oppressore tedesco e del fascismo risorgente, il sistematico ostruzionismo proprio e dei dipendenti. Sfidava ancora i nazifascisti sottraendo i suoi uomini ad ignominiosa cattura. Riannodatene le file e raccolti numerosi sbandati dell’Arma, ne indirizzava le energie alla lotta clandestina, cooperando con ardore, sprezzante d’ogni rischio, a forgiarne sempre più vasta e possente compagine. Arrestato dalla polizia tedesca come organizzatore di bande armate, sopportava per due mesi, nelle prigioni di via Tasso, sevizie e torture che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Fiaccato nel corpo, indomito nello spirito sempre drizzato fieramente contro i nemici della Patria cadeva sotto la mitraglia del plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine”.