
Il villaggio e la piazza: la borgata della Marranella
Paesaggio antropologico / Percorsi: i luoghi della memoria e dell’identità collettiva / Percorsi: i luoghi della partecipazione e dell’impegno civico e politico / Percorsi: le forme dell’abitare
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Indirizzo
Largo Bartolomeo Perestrello, 00176 Roma
GPS
41.885717440337, 12.542262092754
Porta simbolica di ingresso nel patrimonio del paesaggio antropologico della Marranella e, quindi, di Tor Pignattara, Largo Bartolomeo Perestrello riassume e condensa la complessità, le travagliate trasformazioni e le risorse espresse dal quartiere.
Realizzata nel 1939 con la demolizione degli edifici che la separavano da via della Marranella,
fino agli anni Ottanta del ‘900, la piazza è stata occupata da un agglomerato di baracche, con al centro una fontana, che componevano una propaggine del borghetto della Marranella, chiamato dagli abitanti Il villaggio. Con la demolizione del borghetto l’area dismessa è stata convertita in spazio per il mercato rionale all’aperto, fino alla discussa sistemazione urbanistica del 2010, che inaugura un nuovo corso. Tra luci e ombre lo spazio si trasforma in luogo simbolico di rinascita culturale e sociale, favorita da un processo dal basso promosso dagli abitanti del quartiere, ospitando numerose iniziative tra sperimentazione e dialogo interculturale. A Largo Perestrello nel maggio 2011 ha preso infatti avvio l’attività di volontariato dell’Ecomuseo Casilino, su impulso dello storico Comitato di Quartiere di Tor Pignattara, dando vita all’organizzazione della manifestazione Verso l’Ecomuseo, che ha visto la partecipazione attiva anche della comunità bangladese.
Da allora la piazza ha iniziato a funzionare come luogo simbolico di riappropriazione della città, di dialogo e sperimentazione da parte della cittadinanza. Decine le iniziative culturali organizzate in questo spazio e altrove nel quartiere, come Alice nel Paese della Marranella, Torpignathlon, Karawan Fest o laboratori sperimentali di riattivazione dello spazio pubblico e numerose iniziative delle comunità migranti, tutte volte alla partecipazione e al dialogo interculturale.
In questi ultimi anni l’area destinata a mercato rionale ha visto la progressiva chiusura di numerosi banchi, fino a rimanere di fatto un piccolo spazio che ospita non più di tre postazioni. Le difficoltà di gestione del servizio giardini e di pulizia ordinaria e straordinaria, la manutenzione dell’impianto di illuminazione e la permanenza di fragilità sociali hanno più volte acceso i riflettori e l’attenzione sui possibili utilizzi della piazza come spazio pubblico animato, socializzante e di arena culturale, anche grazie alla presenza di associazioni del territorio come Asinitas e Pisacane 0-99, che hanno sede nei vicini spazi della scuola Carlo Pisacane.
La Marranella: la borgata, il villaggio e la piazza
La borgata sorge contemporaneamente all’insediamento popolare di Tor Pignattara. A differenza di quest’ultima – oltre l’essere al di qua della via Casilina – è la natura dell’insediamento che si connota immediatamente come borgata. Non ci sono servizi, l’ambiente è malsano, non ci sono trasporti pubblici, gas e strade asfaltate.
La zona, ad inizio del secolo scorso, è meta dei migranti, specialmente dal centro e, pochi, dal sud Italia, che arrivano in zona alla ricerca di un terreno a basso costo, fuori dalla cinta daziaria, in cui impiantare un’attività privata di tipo familiare. Al piano terra il negozio. Al primo piano l’abitazione, con il tetto a terrazzo, perché se la famiglia s’ingrandisce, la palazzina cresce. Così l’area dall’inizio del secolo per i decenni successivi inizia – sempre nelle difficoltà dovute al contesto di aree scarsamente servita dal pubblico – a mutare fisionomia: a fianco alle botteghe di maniscalchi, fabbri, falegnami e alle osterie, cominciano a comparire forni, torrefazioni, vetrerie, fabbriche di lampadine e depositi di materiali vari (che nel fosso della marranella hanno uno scarico naturale).
Si espande e sviluppa così una borgata semi-rurale che ha la fisionomia di case basse, economiche, con orti e prossime a aree di campagna ancora vergine. Fisionomia, questa, che la borgata condivide con la vicina via dell’Acqua Bullicante e che la distingue nettamente da quella di Tor Pignattara, che segue logiche del tutto diverse. Nel 1934 il fosso viene tombato e inizia la stabilizzazione della borgata, con la costruzione di alcune palazzine in stile, la dotazione dei servizi di minima e la progressiva espansione verso l’attuale via Perestrello (prima la via terminava all’altezza dell’attuale via Visconte Maggiolo e per proseguire verso est bisognava girare su via Lodovico Pavoni, che allora si chiamava vicolo della Marranella). Questi sono gli anni della costruzione del Cinema Impero e della Scuola Carlo Pisacane (allora intitolata a Luigi Michelazzi).
La memoria dei vecchi residenti restituisce forme dense di vita comunitaria, caratterizzata da forte socialità di vicinato (osterie, fiaschetterie, feste popolari, giochi popolari come ad esempio il palo della cuccagna) ma anche da appartenenze regionali “forti”, con memorie di conflitti tra romani e “baresi” (come venivano chiamati i pugliesi).
Oggi la memoria degli anziani abitanti si esprime in quella che possiamo chiamare nostalgia strutturale, un processo che tende a rappresentare il passato in forme idilliache, caratterizzato da solidarietà, sicurezza e valori. Frequente nella memoria è infatti la metafora della famiglia – eravamo come una grande famiglia – , spesso evocata rispetto ai mutamenti contemporanei.
Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino
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