Tito Bernardini, alle Ardeatine su una tavola di legno

Tito Bernardini, alle Ardeatine su una tavola di legno


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Indirizzo

Via Adriano Balbi 20

GPS

41.887520124949, 12.531615360535


Tito Bernardini nasce a Orte (VT) il 24 aprile 1898, ultimo dei tre figli di Giovanni, ferroviere impegnato presso la stazione di Viterbo – città dove la famiglia era trasferita pochi anni dopo la nascita di Tito – e di Argentina Bassetta.

Come suo padre, Tito trova lavoro come ferroviere addetto ai magazzini presso la stazione Termini di Roma. Qui si trasferisce probabilmente sul finire del 1920 e fu in quel periodo che Tito Bernardini sposa Clementina Masella napoletana di nascita e probabilmente aderisce alla cooperativa edilizia Termini, che proprio in quegli anni sta realizzando le case della città giardino Villa Serventi. Qui abitano anche il fratello Valentino – operaio tecnico presso le ferrovie – e la sorella Erminia.

Con la presa del potere da parte del regime fascista e l’imposizione dell’adesione al partito da parte degli impiegati e operai statali, Tito Bernardini è licenziato per ragioni politiche, perché ritenuto sovversivo in quanto aderente al partito comunista.

Dopo l’8 settembre si impegna nell’attività clandestina militando nelle formazioni comuniste: scritte murali, diffusione di stampa, recupero di armi, colpi di mano. In particolare, partecipa con Angelo loppi a tre attacchi con bombe a mano e mitragliatori contro l’ambasciata tedesca. Certo è il suo contatto con il gruppo di Resistenza comandato dal brigadiere dei Carabinieri Angelo Ioppi, anche lui originario di Viterbo, conosciuto negli anni di residenza nella cittadina capoluogo della Tuscia, con cui è autore di numerosi attentati a fascisti e nazisti. La mattina del 7 marzo 1944, mentre è nel laboratorio di Domenico Viola in via del Vantaggio (nei pressi di piazza del Popolo), luogo deputato a deposito di armi, è arrestato insieme ad altri ad opera di SS e di collaborazionisti italiani del gruppo Bernasconi e, prima di essere portato nel III braccio di Regina Coeli, è recluso a via Tasso, dove è condotto anche il fratello Valentino. Sottoposto più volte al giorno a violenze e torture, subisce una frattura della spina dorsale con un colpo di spranga di ferro e i colpi agli occhi lo accecano. Dopo l’azione partigiana di via Rasella è inserito nella lista di coloro che sono destinati ad essere eliminati e ucciso alle Fosse Ardeatine.

Il 24 marzo è condotto alle Fosse Ardeatine tumefatto, senza un occhio e con tutti e quattro gli arti spezzati, legato quindi ad un asse e sorretto da due dei suoi compagni.

L’attuale sezione dell’Anpi di Orte è a lui intitolata, come una piazza nel comune medesimo.

Credits www.mausoleofosseardeatine.it
Credits www.mausoleofosseardeatine.it

Fonte: La ricerca è stata curata dai ricercatori Stefania Ficacci e Riccardo Sansone.

Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino.

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