Paolo Renzi e il deposito di armi di Via Valmontone 37

Paolo Renzi e il deposito di armi di Via Valmontone 37


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Indirizzo

Via Valmontone 37

GPS

41.877295690948, 12.560843630452


Nato a Montebuono (Ri) il 6 marzo 1894, Paolo Renzi emigra a Roma e qui lavora soprattutto come manovale nei molti cantieri della città, nonostante le conseguenze di tre ferite di guerra riportate combattendo nella Grande Guerra. Nelle strette vie della borgata di Centocelle, Renzi conosce molti antifascisti, poi confluiti nelle file del partito d’azione, come Everardo Luzi, Domenico Ricci, Aldo Ercoli e i fratelli Italo e Spartaco Pula. Ma Renzi ha preso contatti anche con alcuni reduci e ufficiali dell’aeronautica impiegati nel vicino aeroporto, come racconterà lo stesso Andrea De Gasperis nella relazione per il riconoscimento della nomina di partigiano, indicando la cantina dei Renzi anche come nascondiglio di due prigionieri Alleati. La mattina del 28 novembre 1943 la polizia tedesca, arrivata in piazza delle Camelie, cerca i depositi in cui le formazioni del partito d’azione hanno nascosto le armi sottratte nei mesi precedenti negli aeroporti di Centocelle e Ciampino, nei forti militari Casilina e Prenestina e degli stabilimenti dell’armeria Breda. Sono indirizzati alla cantina della casa della famiglia Renzi, in via Valmontone 37. Paolo Renzi viene prima trascinato nella cantina e picchiato dalla polizia tedesca per avere informazioni sui suoi collaboratori, per poi essere arrestato e portato a via Tasso per l’interrogatorio “ufficiale”. E’ messo a confronto con Andrea De Gasperis, torturato, trasportato a Regina Coeli dove subisce nuovi interrogatori, senza che i tedeschi possano ottenere alcuna informazione. Processato e condannato a morte, Paolo Renzi è fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944.

Paolo Renzi è decorato della Medaglia d’argento al valor militare nel 1975.

Renzi, Paolo Antonio, nato il 6 marzo 1894 in Montebuono (Rieti) – Aderiva tra i primi al movimento clandestino della Resistenza e prendeva parte a varie rischiose azioni sempre distinguendosi per le sue spiccate qualità di audace combattente e per i suoi elevati sentimenti patriottici. scoperto ed arrestato dalla polizia nazista sopportava stoicamente atroci torture senza nulla svelare che potesse tradire la causa partigiana. Condannato a morte e condotto di fronte al plotone di esecuzione, cadeva eroicamente sotto il micidiale piombo nemico al grido di Viva l’Italia! – Roma, settembre 1943 – 31 gennaio 1944.

Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino

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