
Francesco Zambeccari, il papà di tutti gli aviatori
Paesaggio urbanistico / Percorsi: il Quartiere degli Aviatori / Percorsi: l’odonomastica di Tor Pignattara
Tor Pignattara
Indirizzo
piazza francesco zambeccari
GPS
41.876486612125, 12.550066483848
Nasce a Bologna nel 1752, primogenito del senatore Giovanni e Marianna Bentivogli.
Francesco è un giovane dalla testa calda, insofferente alle regole della nobiltà e incline all’esplorazione e all’avventura. Ricevuta una rigida istruzione nel Collegio dei Nobili di Parma, si arruola nella Marina Spagnola diventando ufficiale, viaggiando fra Europa e America. Perseguitato dalla Santa Inquisizione spagnola rientra in Europa nel 1781, prima a Parigi e poi, nel 1783 a Londra. Intanto è venuto in contatto con i primi sperimentatori del volo – i fratelli Montgofier su tutti – mediante i palloni aerostatici. Il 25 novembre del 1783 Francesco lancia un modello del diametro di circa tre metri, dal Moorfields Artillery Ground: il pallone aerostatico rimane in volo per oltre due ore, atterrando infine intatto presso Graffam, a circa 75 chilometri di distanza.
Il “Volo Umano”
A Londra Francesco conosce il connazionale Vincenzo Lunardi. Legati entrambi dalla passione per l’aerostatica, per un periodo collaborano alla realizzazione del pallone a idrogeno che avrebbe portato Lunardi – solo lui – a volare il 15 settembre 1784. L’impresa in solitaria delude Francesco, inducendolo alla rottura definitiva dei rapporti con il connazionale, ma di contro lo spinge ad impegnarsi con maggiore forza nell’impresa di tentare il volo umano. Il 23 marzo 1785 Francesco si alza in volo nel cielo di Londra, con l’ammiraglio Vernon, superando i 3000 metri di quota.
Nel 1787 si arruola nella Marina Russa e partecipa alla guerra contro l’Impero Ottomano, finendo prigioniero a Costantinopoli per due anni. Liberato grazie all’intercessione del re di Spagna, torna nella sua città natale, Bologna, sposando Diamante Negrini. Un matrimonio d’amore, osteggiato dalla famiglia, da cui nascono Angela, Carlotta e Tito Livio. Qui si dedica agli studi sul volo aerostatico, impegnandosi in esperimenti in Italia e in Inghilterra. Particolarmente noto è il volo, effettuato sul pallone a doppia camera insieme agli allievi Pasquale Andreoli e Gaetano Grassetti, che Francesco realizza nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 1803, partendo dalla Montagnola di Bologna. Il pallone raggiunge una quota troppo elevata e i piloti perdono conoscenza, ritrovandosi naufraghi nell’Adriatico. Tornati di nuovo coscienti, i piloti riescono a riprendere quota, fino a ridiscendere in mare nei pressi della costa istriana, dove sono tratti in salvo da una barca di pescatori. L’impresa ottiene comunque grande notorietà e Francesco ottiene nuovi finanziamenti economici da appassionati cittadini benestanti.
Il 21 settembre 1812, a bordo dell’aerostato levatosi in volo sempre da Bologna si sviluppa un incendio dopo l’urto contro un albero e per Francesco non c’è scampo. Muore il giorno seguente e viene sepolto nella tomba di famiglia nella basilica di San Francesco in Bologna.
Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino
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