Francesco Baracca, l'eroe del volo

Francesco Baracca, l’eroe del volo


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via Francesco Baracca Roma

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41.879084374977, 12.543079012122


Francesco nasce a Lugo (RA) il 9 maggio del 1888 dalla contessa Paola Biancoli e da Enrico, proprietario terriero e noto nella zona per la produzione di vino. Dalla piccola e provinciale Lugo, dove Francesco frequenta le scuole elementari dei padri salesiani, si trasferisce a Firenze, per concludere gli studi nel 1907 presso il Liceo Dante di Firenze. Lo stesso anno si iscrive alla Scuola di cavalleria di Pinerolo, poi all’Accademia militare di Modena da cui esce con il grado di sottotenente e l’assegnazione al 1° Squadrone del Reggimento Piemonte reale di stanza a Roma.

Tra il 1911 e il 1912 Francesco assiste a numerosi voli sperimentali, nel Campo di Tor di Quinto – dove assiste alla fatale caduta di Raimondo Marra – e al Campo di Aviazione di Centocelle, dove lo stesso Francesco racconta di aver maturato la scelta di partire per la Francia e iscriversi alla Scuola d’aviazione francese a Reims e poi trasferirsi a Parigi, per imparare a pilotare i biplano Nieuport.

La Prima guerra mondiale

Nel luglio del 1915 Francesco esegue i primi voli di pattugliamento sul fronte di guerra fino al 7 aprile 1916, quando, nei cieli della provincia di Udine, abbatte e cattura un caccia austriaco, ricevendo per questo la sua prima medaglia d’Argento al Valore Militare. Dopo questa vittoria ne seguono altre 33, facendo di Baracca il più grande aviatore italiano di tutti i tempi.

Francesco Baracca muore il 19 giugno 1918 sul Montello, nella provincia di Treviso.

ll bollettino del 21 giugno 1918 del Comando Supremo italiano annunciava all’Italia: “Il valoroso maggiore Baracca, che aveva raggiunta la sua trentaquattresima vittoria aerea, il giorno 19 corrente non ha fatto ritorno da un eroico volo di guerra“. Una pallottola di fucile austriaco aveva forato il serbatoio della benzina e provocata la caduta in fiamme dell’apparecchio. La motivazione della medaglia d’oro dice: “Primo pilota di caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia, temprato in sessantatré combattimenti, ha già abbattuto 30 velivoli nemici, undici dei quali durante le più recenti operazioni. Negli ultimi scontri tornò due volte col proprio apparecchio gravemente colpito e danneggiato da proiettili di mitragliatrice“. (Cielo dell’Isonzo, della Carnia, del Friuli, del Veneto, degli Altipiani, 25 novembre 1916; 11 febbraio, 22-25-26 ottobre, 6-7-15-22 novembre, 7 dicembre 1917).

A lui viene intitolato l’Aeroporto di Centocelle nel 1918, ancora oggi attivo come scalo militare.

Curiosità: La sua morte suscita in tutta Italia una profonda commozione. Con le sue vittorie Francesco è diventato di fatto un eroe ancor prima della sua morte. I suoi funerali, tenuti prima a Quinto di Treviso – durante i quali lo stesso Gabriele D’Annunzio pronuncia l’orazione funebre – e poi a Lugo di Romagna, richiamano migliaia di partecipanti. A lui la Domenica del Corriere dedica il maggior numero di copertine durante la Prima guerra mondiale. 

Il cavallo rampante e il motto “ad maiora”, che Francesco aveva dipinto sulla carlinga del suo aereo dopo l’abbattimento di un caccia austriaco, hanno contribuito a creare attorno all’aviatore un’atmosfera romantica, come del resto è accaduto ad altri famosi cacciatori di quella guerra, come il tedesco von Richtofen sul fronte francese e l’austriaco Brumowscky sul fronte italiano. Nel 1962 Enzo Ferrari, fondatore dell’omonima casa automobilista, ha scritto nelle sue memorie che l’uso del simbolo del cavallino rampante gli era stato concesso nel  1923 dalla madre di Francesco Baracca. 

Per approfondire: Museo Baracca

Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino

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