
Ai Martiri della Libertà di Villa Certosa
Villa Certosa
Indirizzo
via galeazzo alessi 132
GPS
41.879449089403, 12.537302662625
Sul muro di un edificio residenziale in via Galeazzo Alessi n°132, un piccolo altare in marmo ricorda 2 resistenti già presenti nella targa di piazza della Marranella. Si tratta di 2 militanti di Bandiera Rossa, Pietro Principato e Guerrino Sbardella. Per le notizie biografiche su Sbardella si rimanda all”hot point relativo alla sua abitazione, ricordata con la posa di una pietra d’inciampo.
Pietro Principato nasce a Reggio Calabria e si trasferisce con la famiglia a Roma, dove esercita numerosi mestieri fra cui il lucidatore di mobili, il facchino e l’operaio per il servizio tram, impiego da cui è licenziato per ragioni politiche durante il regime fascista. Nel 1936 si trasferisce da via Panisperna, dove abita con la sua famiglia, al borghetto degli Angeli (attuale Villa Certosa), aprendo un banco di rivendita di frutta e verdura presso il mercato di via di Tor Pignattara. Il trasferimento è dettato dalla necessità di sottrarsi a due fattori di pressione sociale e politica: l’aumento consistente degli affitti nel centro della città e il controllo sempre più serrato, esercitato dal regime sugli elementi antifascisti. La scelta di risiedere al borghetto degli angeli è poi guidata dalla presenza fra i residenti di un cognato.
Un episodio solo in apparenza non collegato con l’occupazione nazifascista, diventerà invece drammaticamente essenziale per comprendere le circostanze della sua morte. Al momento della caduta del regime fascista, il 25 luglio del 1943, Pietro è in strada con altri abitanti della borgata, festeggiando quello che tutti credono sia la fine della dittatura e soprattutto della guerra. Sono giornate in cui il venir meno della lunga repressione fascista genera numerosi episodi di vendetta nei confronti di coloro che avevano aderito al regime. Nelle strade del quartiere Pietro incontra un un maresciallo della guardia forestale, vestito in divisa nonostante il regime fascista sia caduto. In un gesto di sberleffo Pietro strappa all’ufficiale i simboli del fascismo che il militare porta sulla divisa.
L’episodio non sembra determinare conseguenze immediate. Seguono settimane di incertezza politica, mentre proseguono i bombardamenti Alleati, che colpiscono violentemente Villa Certosa il 13 agosto.
Al momento dell’occupazione nazifascista di Roma Pietro Principato entra a far parte della Banda Vincenzo Pepe, formazione di Villa Certosa collegata al Movimento Comunista d’Italia. E’ fra i partecipanti alla prima riunione clandestina del 30 ottobre 1943, che si tiene nello scantinato della trattoria Romoletto a Villa Certosa, durante la quale vengono distribuite fra i presenti le tessere di adesione al Movimento Comunista d’Italia e costituita di fatto la Formazione Certosa e Tor Pignattara (Banda Vincenzo Pepe), risultato dell’unione di diversi gruppi di Resistenza che si sono andati costituendo nel quartiere a partire dall’8 settembre.
Pietro Principato supera incolume l’occupazione nazifascista. Forse a causa dell’età e dei precedenti politici ben noti al regime, Pietro non sembra partecipare ad azioni dirette. Il suo è un compito di propaganda e di comunicazione clandestina, che lo tiene al riparo dalla lotta armata: distribuisce volantini e forse armi, tutto ben nascosto nelle sue cassette di frutta e verdura. Ma il 5 giugno 1944, mentre svolge attività di vigilanza lungo via dei Savorgnan, proprio nel cuore di Villa Certosa, un colpo d’arma da fuoco lo ferisce durante uno scontro con un gruppo di fascisti, oppure, secondo la versione dello storico Enzo Piscitelli, da un cecchino fascista (forse lo stesso forestale). I compagni di Principato reagiscono sparando in aria, verso le case, uccidendo una giovane ragazza del tutto estranea ai fatti. Pietro Principato viene operato nei sotterranei della scuola Luigi Michelazzi (oggi Carlo Pisacane) dal maresciallo medico Pozzi, ma muore il giorno successivo.
Scheda realizzata da Ecomuseo Casilino
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