Ex Snia Viscosa

Il caso Ex Snia Viscosa e l’eterno ritorno dell’urbanistica nemica dei Territori

È notizia di queste settimane che il Comune di Roma ha rilasciato l’autorizzazione per un presunto ripristino delle cubature industriali dell’ex Snia Viscosa. Parliamo di un intervento che insiste nella cosiddetta area dei “capannoni”, attualmente esclusa dal perimetro del Monumento Naturale ma che, in virtù di un procedimento incardinato da tempo in Regione Lazio, potrebbe a breve essere reinserita nel perimetro monumentale.

Crediamo sia evidente un dato di fatto: l’amministrazione romana autorizza qualcosa che a breve l’amministrazione regionale potrebbe vietare. Non siamo giuristi ma crediamo sia evidente che questa storia sfugga alle più elementari basi del buon senso. Perché fare un atto che di qui a poco potrebbe tornare indietro come un boomerang? Forse c’è l’urgenza di tutelare un preminente interesse pubblico che ci sfugge? 

Allo stato attuale, in realtà, nulla di tutto questo è in campo e l’unico interesse che scorgiamo è quello del proprietario dell’area. Un interesse che tra l’altro confligge (e non poco) con altri, questi sì, pubblici: qualità dell’aria, verde pro capite, diritto di accesso al patrimonio culturale e paesaggistico. Carte alla mano, quindi, risulta davvero difficile comprendere la ratio di questa azione, anche perché il nodo centrale, quello che va oltre le norme e interroga la politica, è il carattere di necessità dell’atto in questione. È necessario autorizzare a costruire (anche al solo scopo di ripristino) in un’area densamente abitata, con livelli fuori scala di impermeabilizzazione del suolo e inquinamento atmosferico, con conclamati problemi di carattere idraulico e geomorfologico, tutelata da un vincolo ministeriale e “circondata” dal perimetro di un monumento naturale? Noi crediamo che la risposta sia scontata. E aggiungiamo che non è neanche giusto.

E allora, e a ben vedere, al di là delle modalità e dei giochi di prestigio quello a cui assistiamo è l’eterno ripetersi di un’idea di città vecchia, sclerotizzata su modelli che non esistono più, su bisogni che sono ormai residuali, su un immaginario dei territori che sgorga dalla retorica della “riqualificazione delle periferie”, che è forse la prospettiva urbanistica e politica più dannosa che sia mai stata partorita. 

È ora, signori, che vi rendiate conto che, semplicemente, le periferie non esistono e che la materia che maneggiate si chiama “territorio”, è fragile, complessa ed è fatta di storia, paesaggi, comunità, diritti e desideri. Da questo punto di vista lo straordinario lavoro portato avanti dal Forum Territoriale Parco delle Energie è un patrimonio che il Comune dovrebbe accogliere senza riserva e che indica chiaramente l’obiettivo di una pianificazione urbanistica fondata sulla tutela dell’ambiente, del paesaggio e su uno sviluppo etico. Questa è la visione, la storia, il desiderio di questo pezzo di territorio.

Per questo siamo e saremo, nel merito e nel metodo, contrari a questa scelta scellerata e siamo a fianco del Forum e di tutte le realtà territoriali che non si stancheranno mai di chiedere, finalmente, rispetto per il nostro territorio.