Ecomuseo Casilino - collage with logo

Nel Municipio Roma V l’ecomuseo urbano c’è già e si chiama Ecomuseo Casilino

Abbiamo aspettato il termine delle elezioni per rilasciare questa nota, per rispetto verso tutte le forze in campo e per evitare inutili polemiche. Ora, però, non possiamo più tacere un fatto che non esitiamo a definire vergognoso e che rimettiamo alla valutazione della nostra comunità.

Qualche settimana fa ci siamo imbattuti in questo post dell’ex Presidentessa della Commissione Cultura Eleonora Guadagno. In questo modo, tanto fortuito quanto irrituale, abbiamo così scoperto che la giunta capitolina uscente aveva stanziato ben 150.000 € per la progettazione esecutiva dell’allestimento del primo Ecomuseo di Roma a Tor Pignattara. Wow! Direte voi. Ed infatti la cosa è di per sé lodevole, se non fosse per un paio (almeno) di questioni che l’ampio post dell’ex Presidentessa dimentica di dire.

Prima di tutto nel territorio indicato dall’ex Presidentessa un Ecomuseo esiste già, si chiama Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros ed è un’istituzione museale riconosciuta dalla Regione Lazio, inserita nell’Organizzazione Museale Regionale, partner istituzionale dell’ICOM e partner di ricerca dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (MIC). Già questo rende l’annuncio un po’ grottesco, soprattutto perché l’ex Presidentessa ci conosce assai bene, come ci conoscono bene tantissimi cittadini del territorio e della città di Roma, che non hanno mancato di farci notare con messaggi e telefonate l’assurdità della situazione.

Già questo basterebbe per biasimare metodo, merito e contesto dell’annuncio, ma in realtà questa vicenda ha una storia di quasi un lustro e pensiamo sia utile sviscerarla nel dettaglio per comprendere che non si tratta di svista, ma di ben altro.

Quando nel 2016 cambiò la guida di Roma Capitale, noi cercammo di portare avanti il nostro progetto avviato con la precedente giunta, investendo la nuova amministrazione delle sfide lasciate aperte: creare un centro di interpretazione per l’Ecomuseo Casilino e pianificare in modo sostenibile l’ex SDO Casilino: il cuore del territorio ecomuseale.

Il riscontro fu soddisfacente in quanto (apparentemente) le sfide vennero raccolte con grande entusiasmo.

La prima risposta arrivò durante le Giornate del Territorio del 2017 quando, davanti ad oltre 150 cittadini, l’ex Presidentessa annunciò che avrebbe realizzato il centro di interpretazione dell’Ecomuseo e, successivamente, concretizzò questo annuncio portando in approvazione al Consiglio Comunale la mozione n°79 del 5/12/2017 (che tra l’altro sfrutta ampiamente le nostre pubblicazioni nei considerata e nelle conclusioni) la costituzione del Centro di Coordinamento dell’Ecomuseo Urbano del Comprensorio Casilino ad Duas Lauros  all’interno degli ex uffici municipali di via Acqua Bullicante. Anche la seconda sfida sembrò essere accolta, in quanto il Comune di Roma presentò un progetto (che aiutammo a redigere) al Bando delle Periferia (2017) finalizzato a (ri)pianificare a verde l’ex SDO. Il progetto passò, ma poi fu accantonato per non meglio precisati motivi1.

Insomma, l’inizio fu promettente e noi (e le comunità che avevamo coinvolto) ci sentimmo dentro in un percorso di produttiva e leale collaborazione. 

Così, all’indomani del riconoscimento ufficiale dell’Ecomuseo Casilino da parte della Regione Lazio (2019), chiedemmo di avviare il promesso tavolo territoriale per la costruzione del Centro di Coordinamento, alla presenza dell’Assessore alla Crescita Culturale. Chiedemmo, inoltre, di avere una forma di riconoscimento ufficiale da parte del Comune, in modo da poterci presentare ai cittadini come interfaccia credibile con le istituzioni.

E qui iniziarono i problemi. 

Dopo molto insistere, strappammo l’inserimento nel portale del Turismo Roma dell’Ecomuseo Casilino quale ente museale territoriale. Niente di formale e di ufficiale, ma solo una “menzione”. Assai poco, considerando la partenza a razzo. Iniziammo quindi a comprendere che c’era qualcosa che non stava andando nel verso e giusto e che forse il meccanismo s’era inceppato. Nei mesi successivi ne avemmo la conferma.

Infatti, tornammo a chiedere più volte di incontrare l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale al fine di avviare il percorso partecipato nel solco della mozione 79 e chiedemmo anche al Municipio Roma V di sottoscrivere un protocollo d’intesa finalizzato a creare un percorso condiviso e a individuare la sede dell’Ecomuseo Casilino. Solleciti e richieste caduti nel vuoto.

Dal canto nostro noi invitammo la Presidente a vari eventi pubblici (l’ultimo nel 2020), la informammo puntualmente dei nostri progressi, la coinvolgemmo nella valutazione di potenziali progettualità comuni e ci rendemmo sempre disponibili. Insomma noi c’eravamo e sollecitavamo questo percorso collettivo, sicuri che i riconoscimenti, i premi, la partecipazione che eravamo riusciti a costruire fossero un fondamento essenziale per il processo di costituzione del Centro di Interpretazione.

Oggi possiamo dire che la nostra ricerca di dialogo e coinvolgimento (non solo nostro, ma di tutto il territorio) è stata una lotta contro i mulini a vento. Ed oggi, grazie a quel post, capiamo il perché: il progetto non è mai stato partecipato in quanto era centralizzato dentro l’apparato amministrativo e finalizzato a costruire l’ennesimo “museo-scatola” che sfrutta la dicitura esotica ecomuseo (resa nota nella Capitale grazie al nostro lavoro) per darsi una veste moderna e à la page.

In realtà ci troviamo di fronte a un’entità astratta, che fatica a trovare una relazione coerente con il territorio, che appare come un format preconfezionato, lontano anni luce dallo spirito e dal metodo ecomuseale: un contenitore di interventi necessari più alla propaganda che alla reale tutela e valorizzazione del nostro complesso e multiforme territorio. Il tutto, c’è da precisare, “saccheggiando” gli esiti delle nostre ricerche, studi e pubblicazioni, che noi abbiamo sempre condiviso in modalità aperta, ma che mai ci saremmo sognati finissero per essere la fonte di una progetto che nel metodo e nel merito è contrario ai principi fondativi della prospettiva ecomuseale.

Noi pensiamo che questa cosa sia di una gravità inaudita, un fatto che non solo potrebbe configurarsi come violazione del diritto di proprietà intellettuale, ma che ferisce la comunità tutta che in questi anno ha lavorato con noi per costruire una delle più imponenti ricerche integrate sul nostro territorio. Un gesto che offende le centinaia di cittadini che, partendo dalla battaglia contro la speculazione sul Comprensorio Casilino, ha avviato un percorso di riscoperta dell’identità dei luoghi, finalizzata a  costruirne una nuova narrazione che valorizzi in modo condiviso il nostro patrimonio comune. 

Questo progetto spazza via un percorso coltivato dal basso di oltre 10 anni, frutto di un percorso negoziale a più voci, che tiene conto delle necessità e delle aspirazioni della cittadinanza, che riconosce il proprio patrimonio culturale secondo i dettami della convenzione di Faro e se ne fa promotore presso le istituzioni attraverso progetti di conservazione e valorizzazione. 

Nel post dell’ex Presidentessa tutto questo è svanito nell’ennesimo atto di arroganza di un’istituzione arroccata in una visione tecnocentrica, chiusa nelle certezze di qualche funzionario e di una politica che professa la partecipazione e pratica il centralismo più esasperato.

Speriamo vivamente che la nuova amministrazione torni sui suoi passi e consenta, da un lato alle realtà territoriali di poter partecipare alla costruzione di questo importante presidio e, dall’altro, dia il giusto riconoscimento di coordinamento all’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros.

Ora non ci sono più scuse. Ora non ci sono più ambiguità. Vogliamo che il Comune di Roma dia il dovuto riconoscimento a un’istituzione locale che ha dimostrato di essere un fiore all’occhiello di questa città e che non può più essere ignorata o messa ai margini di un progetto così importante per il nostro territorio.


1 Il progetto è stato sviluppato da noi nel cosiddetto Piano d’assetto dell’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros che, nel 2020, è stato portato all’attenzione dell’ex Assessore Montuori che la ha (parzialmente) integrato nello Schema di Assetto Generale “Anello Verde”.

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