In piazza delle Camelie sorge oggi una stele che ricorda i nomi dei caduti per la lotta di liberazione al nazifascismo. Il monumento è stato inaugurato il 4 giugno 2008 dal Municipio Roma VII. Ma al lato della piazza, al civico 41, è ancora visibile la targa più antica, dedicata “Ai martiri della libertà“.

Il partito d’azione a Centocelle

Fu probabilmente la radicata presenza dei militari dell’aeronautica impegnati nel vicino aeroporto di Centocelle a raccogliere l’adesione di molti uomini al partito d’azione, riuniti attorno alla figura dell’avvocato Andrea De Gasperis e a quella di Giuseppe Scacco. Fin dai primi mesi di occupazione nazifascista, De Gasperis raccolse attorno a sé 5 gruppi di resistenti, suddividendo aree e attività di competenza in 5 settori, con il compito di fornire informazioni sulle posizioni e la tipologia di armamenti dell’esercito tedesco in movimento fra Roma e il fronte di Anzio e Cassino, in collegamento con l’organizzazione Alleata comandata dal giornalista Peter Tompkins.

Fin dai primi giorni dopo la dichiarazione dell’Armistizio fra l’Italia e le forte Alleate, l’aeroporto di Centocelle fu uno dei luoghi chiave per il reperimento di armi, ma anche di materiali – come metallo e legno – necessari per le esigenze quotidiane di una popolazione già stremata dai bombardamenti e dalla fame. Ma le forze tedesche di presidio all’aeroporto dimostrarono fin da subito l’ostilità nei confronti degli abitanti dei quartieri limitrofi: il 14 settembre Maria Giraldi insieme ad altre donne dei quartieri di Centocelle e Alessandrino entrarono nell’aeroporto per recuperare delle tavole di legno, probabilmente per usarle come legna da ardere. Una raffica di mitra la uccise sul colpo. Da questi piccoli episodi iniziava la resistenza delle donne, che presto sarebbe diventata lotta organizzata nei Gruppi di Difesa della donna del partito comunista.

L’aeroporto di Centocelle non era sconosciuto ai fratelli Italo e Spartaco Pula. Il primo era un fabbro, il secondo un verniciatore. Entrambi conoscevano bene il campo di aviazione e il forte militare Casilina quando entrarono in contatto con De Gasperis e la sua formazione. Italo, il più anziano dei fratelli, nato a Velletri il 4 luglio 1915, fu nominato comandante del 4°settore, nel quale entrò a far parte anche il fratello più giovane, Spartaco, di 24 anni. Già il 28 settembre la squadra comandata da Italo Pula attaccò i tedeschi in località Torre Gaia, in un’azione di reperimento di armi e munizioni nel deposito dell’officina di armi Breda, uccidendo una sentinella tedesca. Le azioni di reperimento di armi proseguirono almeno fino alla fine di ottobre, compiute dalla formazione di De Gasperis fra l’aeroporto di Centocelle, i forti Casilina e Prenestina e gli stabilimenti della Breda, individuando come depositi le molte gallerie sotterranee presenti sotto la vecchia borgata rurale di Centocelle, di fronte all’ingresso nord dell’aeroporto, oltre la via Casilina.

Il 26 ottobre 1943 la polizia tedesca arrestò a Centocelle Andrea De Gasperis, forse su delazione di uno dei componenti della formazione di Salvatore Arcurio, una figura ancora piuttosto ambigua, che inseguì l’ambizioso progetto di realizzare una rete unitaria di formazioni di resistenza, ma che, una volta catturato, divenne fra i migliori informatori dei nazifascisti. L’arresto di De Gasperis innescò una lunga e durissima repressione da parte delle SS ai danni della formazione del partito d’azione, che di certo diede il maggior contributo in vite umane alla lotta di liberazione a Centocelle. De Gasperis fu processato nel gennaio del 1944 e fu proprio fra il novembre del 1943 e il gennaio dell’anno successivo che la repressione della polizia tedesca portò all’arresto e alla fucilazione della maggior parte degli uomini del partito d’azione.

La retata di piazza delle Camelie e l’arresto di Paolo Renzi

Furono forse i collaboratori di Salvatore Arcurio e non l’ingenua confidenza di un antifascista della borgata di Centocelle Guido Borgioni a un ufficiale dell’aeronautica, come raccontano alcuni abitanti, a portare le SS nella latteria di piazza delle Camelie la mattina del 28 novembre 1943. Certamente la polizia tedesca cercava i depositi in cui le formazioni del partito d’azione avevano nascosto le armi sottratte nei mesi precedenti all’aeroporto, ai forti militari e all’armeria Breda. Furono indirizzati alla cantina della casa della famiglia Renzi, in via Valmontone 37. Paolo Renzi venne prima trascinato nella cantina e picchiato dalla polizia tedesca per avere informazioni sui suoi collaboratori, per poi essere arrestato e portato a via Tasso per l’interrogatorio “ufficiale”. Fu messo a confronto con Andrea De Gasperis, torturato, trasportato a Regina Coeli dove subì nuovi interrogatori, senza che i tedeschi potessero ottenere alcuna informazione. Processato e condannato a morte, Paolo Renzi fu fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944.

I fratelli Pula e le vittime delle fosse ardeatine

La fucilazione di Paolo Renzi fu solo l’inizio della fase conclusiva della repressione tedesca nei confronti del partito d’azione a Centocelle. Pochi giorni prima, il 12 gennaio, le SS erano tornate nelle strette vie di Centocelle con una lista di nomi da prelevare. Erano gli uomini di Italo Pula: suo fratello Spartaco, arrestato in via Ceprano 58, Domenico Ricci, che abitava in via Tor De’ Schiavi 50, Everardo Luzi, nella sua casa di via Valmontone 14, Aldo Ercoli, residente in via Arpino 6. Il capo d’accusa per tutti fu di attività cospirativa antifascista e antinazista, la collaborazione con il nemico e la detenzione di armi e munizioni, a cui si aggiunse, per Italo Pula l’accusa di omicidio di un soldato tedesco, avvenuta presso gli stabilimenti dell’armeria Breda il 28 settembre 1943. Spartaco, il fratello minore – “un uomo che non ha paura di niente e di nessuno” come disse Pilo Albertelli, aveva combattuto nella campagna di Grecia, subendo due ferite e ricevendo la croce di guerra – durante il primo interrogatorio venne pesantemente torturato. Domenico Ricci,  nato a Paliano il 9 gennaio 1913, era invece un dipendente dell’EIAR, e aveva ricevuto il grado di sergente durante la campagna di Grecia. Everardo Luzi era invece un meccanico romano, nato il 26 novembre 1919. Insieme al fratello Luigi, detto Gino, faceva parte del gruppo comandato da Italo Pula. Il 12 gennaio però Gino riuscì a fuggire, mentre il fratello Everardo fu arrestato, trasportato a via Tasso, dove fu torturato e poi condotto a Regina Coeli, per scontare 7 anni di reclusione per attività di propaganda antifascista e antinazista. Insieme ad essi fu arrestato anche Aldo Ercoli, nato a Roma il 7 maggio 1916. Aldo aveva perso entrambi i genitori nel 1920 a tre anni e mezzo ed era rimasto solo con due fratelli più grandi. Di questi tre ragazzi si era così preso cura lo zio materno Adorno. al momento del riconoscimento del corpo di Aldo i fratelli sono ancora lontani. Nello era prigioniero degli Alleati, forse a Washington, mentre di Alvise non si avevano ancora notizie, se non che fosse arruolato e di stanza a Lecce al momento dell’Armistizio. Italo, Spartaco, Domenico, Everardo e Aldo furono fucilati dalle SS di Kappler nelle cave ardeatine il 24 marzo 1944. Insieme ad essi fu fucilato anche il manovale delle ferrovie Mario D’Andrea, che abitava in via Terracina 3, arrestato il 13 marzo 1944 con l’accusa della detenzione di armi e di propaganda antifascista e antinazista, riconosciuto nelle formazioni di Giustizia e Libertà. A questi si aggiunge l’operaio marchigiano Fidardo De Simoni, nato ad Acqualagna (Ps) il 18 maggio 1898 e residente in via delle Ciliegie 185, nel quartiere Alessandrino. Faceva parte della 1a squadra militari in forza nel settore di Centocelle, comandata da Vincenzo Cacchioni. Venne arrestato il 17 marzo 1944 perché accusato di aver nascosto e protetto in casa sua tre soldati inglesi.

Guido Borgioni è il nome di un personaggio chiave di tutte le vicende raccontate fino a questo momento e che hanno come palcoscenico principale piazza delle Camelie. Citato come involontario e indiretto informatore sull’esistenza delle formazioni del partito d’azione e dei depositi di armi, in realtà è ancora oggi una figura da esplorare. Lo storico Riccardo Sansone ha chiarito i tratti politici di Borgioni: un antifascista denunciato e sorvegliato dal Tribunale speciale fin dal 1931, soggetto al confino nella provincia di Nuoro tra il 1932 e il 1933 per offese contro il Governo e ritenuto un elemento pericoloso fino al 1940. Guido Borgioni era nato a Perugia il 29 aprile 1894. Il 19 luglio 1915 era stato decorato con la medaglia di bronzo al valor militare per aver tagliato numerosi reticolati e favorito la conquista di un trincerone austriaco presso Castelnuovo (Tn). Il giorno successivo Borgioni rimaneva ferito mentre cercava di aiutare un sergente colpito, ottenendo la seconda medaglia di bronzo. A Roma Borgioni faceva il manovale e aveva sposato Loreta Lalli, con cui viveva in via Tor de’ Schiavi 29. Dopo l’8 settembre Borgioni non aderì ad alcuna formazione, ma rimase sempre “un elemento indesiderabile”. Fu arrestato il 19 dicembre 1943, nella vasta retata condotta dal Commissariato di polizia del Quadraro-Tor Pignattara, in coordinamento con quello di Porta Maggiore e condotto a Regina Coeli il 21 dicembre. Il 4 gennaio dell’anno successivo Guido Borgioni fu inserito nella lista degli “elementi indesiderabili” da condurre nei campi di lavoro in Germania. Il 2 agosto 1944 Borgioni morì nell’istituto di eutanasia del castello di Schloss Hartheim, sottocampo di Mauthausen, dove probabilmente fu condotto perchè ormai malato e non più abile al lavoro per essere eliminato.

Gli altri nomi della targa di piazza delle Camelie

I nomi dei restanti partigiani ricordati nella targa e nel monumento di piazza delle Camelie hanno avuto destini differenti, che si discostano dagli eventi del partito d’azione e delle retate del 28 novembre 1943 e del 12 gennaio 1944.

Roberto Simeoni era nato a Roma il 13 maggio del 1925 e risiedeva in via dei Castani 55. Fu partigiano comunista nel biellese, dove morì in un rastrellamento effettuato congiuntamente dal 63° Battaglione M e da una compagnia del 15 Rgt. di polizia tedesca nella zona dei Vait di Quittengo (Biella) il 20 febbraio 1944. Il corpo venne ritrovato 44 giorni dopo e sepolto nel cimitero di Oriomosso di Quittengo, poi traslato a Torino, nel sacrario dedicato ai Caduti della lotta di Liberazione.

Costantino Coros, originario di Suni (Or) dove era nato il 25 febbraio 1906, era invece il comandante del 3°gap del partito comunista (settore Centocelle). Menotti Morganti, abruzzese, nato a Rocca di Cambio (Aq) il 18 maggio 1924, faceva parte della 2a squadra militari in forza nel 1° settore Centocelle. Sempre dalla provincia de L’Aquila proveniva Vincenzo Cacchioni, che era nato ad Avezzano il 26 agosto 1922. Nel settore di Centocelle era comandante della 1a squadra militari in forza. Ennio Perfetti era invece nato a Roma il 10 ottobre 1923. Entrato nelle file del partito comunista era diventato capo gruppo della 3a squadra militari in forza nel 1° settore Centocelle.  Gli uomini del partito comunista morirono tutti in circostanze ancora non del tutto chiare fra il 25 e il 2 maggio 1944. Secondo quanto riportato nella relazione di Luigi Forcella, comandante militare dell’8a zona, Il 25 aprile 1944 (più probabilmente il 26) Menotti Morganti e Ennio Perfetti si trovarono coinvolti nello scontro di due squadre con alcune pattuglie tedesche. Morganti rimaneva ucciso sul posto, mentre Perfetti veniva arrestato e fucilato il 30 aprile. Il 28 aprile invece nei pressi di Tor Bella Monica il gruppo di Costantino Coros si scontrò con un reparto tedesco motorizzato. Il bilancio dello scontro fu di due soldati uccisi, un automezzo incendiato e la morte di Coros per le schegge di una bomba lanciata dai tedeschi. fu probabilmente in questa circostanza che persero la vita anche i fratelli Antonio e Michele Addario, appartenenti al Movimento comunista d’Italia. Originari di Andria, il maggiore Antonio era nato il 20 settembre 1920, mentre Michele aveva quattro anni di meno, ed era nato il 9 giugno 1924. Ma le vicende in cui persero la vita questi sei uomini non sono del tutto chiare e ancora oggi oggetto di indagine da parte degli storici. Un vero e proprio mistero invece è quello che circonda il nome di Eugenio Brega. Alcuni studiosi lo vogliono caduto a Roma, ma fra i partigiani riconosciuti esisterebbe allora un suo omonimo ucciso dai tedeschi il 6 luglio 1944 ad Albacina, una frazione di Fabriano.

 

 

 

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