Il Monte Tancia e la Pasqua di Sangue del 7 aprile 1944

Monumento ai caduti del Tancia a Rieti

Monumento ai caduti del Tancia a Rieti

Dopo la retata del 14 marzo a Tor Pignattara il partito comunista ritenne indispensabile spostare i gappisti rimasti in altre zone di lotta, anche per sottrarli alla furia della polizia tedesca. Gli stessi Luigi Forcella e Nino Franchellucci furono spostati nella provincia di Rieti, sulle montagne sopra il comune di Leonessa. Nel territorio era operativa la Brigata D’Ercole – collegata al Fronte militare clandestino – e comandata dal maggiore Carlo Baldassarri. Ad essa si unirono i partigiani di Tor Pignattara e Quadraro trasferitisi da Roma, dando vita di fatto ad un’unica formazione partigiana denominata Brigata D’Ercole-Stalin, alla quale si aggregarono soldati sbandati, ex prigionieri di guerra fuggiti dai campi della zona e renitenti alla leva. E’ a questa formazione che si unirono i giovanissimi Giordano Sangalli e i fratelli Franco e Bruno Bruni.

La Brigata aveva il suo quartier generale sul Monte Tancia, vetta reatina dalla quale era facile controllare il transito di uomini e mezzi verso la città di Rieti. Fu negli ultimi giorni di marzo che, con l’aumento delle azioni di sabotaggio operate dalle formazioni partigiane sul Monte Tancia, il prefetto repubblichino di Rieti, Ermanno Di Marsciano, richiese l’intervento della polizia tedesca per ripristinare il controllo dell’area e piegare la popolazione civile ad una collaborazione con l’esercito nazifascista. Nella notte del 31 marzo, nel territorio della Repubblica libera fra Cascia, Norcia e Leonessa, la polizia tedesca e fascista compì una massiccia retata che portò all’uccisione di 300 persone e all’arresto di 700.

La settimana successiva era quella che precedeva la Pasqua. Nella notte del 6 aprile gli uomini del prefetto Di Marsciano, i fascisti della formazione 116 e le SS della formazione Shanze risalirono le pendici del Monte tancia, occupando mulattiere e sentieri dell’area fra Monte San Giovanni in Sabina e Salisano. All’alba del 7 aprile un gruppo distaccato di uomini della formazione D’Ercole-Stalin, forse rimasti indietro per coprire la ritirate della formazione, cadde in un assalto della polizia nazifascista. Era il gruppo dei giovani comandato da Bruno Bruni. Con lui c’erano il fratello Franco, Alberto Di Battista, Giacomo Donati, Domenico del Bufalo e il più giovane Giordano Sangalli, unitosi alle formazioni partigiane perchè renitente alla leva. Morirono tutti sotto il fuoco tedesco, in località Arcucciola. Nel dopoguerra a Bruno Bruni, comandante di quel piccolo gurppo di giovani partigiani, fu conferita la Mediaglia d’oro al Valor Militare.

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