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Per un prospettiva antropologica al Comprensorio Casilino

L’Ecomuseo Urbano, non solo mette in forma le tracce del patrimonio esistente e già riconosciuto ma intende esplorare e rendere fruibili nei modi pertinenti il rilevante patrimonio demoetnoantropologico, materiale e soprattutto immateriale, che l’indagine antropologica professionale può documentare per fornire il corpus etnografico del museo.

Un luogo è molto più di un’asettica superficie geografica, di un elenco di dati ed elementi naturali e costruiti. Un luogo include infatti memorie, spesso collettive, azioni e relazioni, valori e fatti  complessi che sono spesso più vicini alla gente ed ai sentimenti che alla geografia.

Le mappe di comunità sono strumenti attraverso cui la gente che abita un luogo può raccontare ad altri, o ricordare a se stessa, i punti fondamentali della propria storia, i nodi cruciali del proprio reticolo di significati e significanti.

La mappa non è dunque fine a se stessa; rappresenta un percorso personale e collettivo che comporta coinvolgimento, ricerca e impegno; uno strumento creativo che è in grado di rinsaldare e ricostruire in termini attuali il legame fondamentale tra le persone e i luoghi. È uno strumento tramite il quale una comunità disegna i contorni del proprio patrimonio. È qualcosa di più di un semplice inventario di beni materiali o immateriali, in quanto include anche un insieme di relazioni invisibili fra questi elementi” (Testa, Murtas 2008).

Il discorso di ricerca necessariamente prende in considerazione alcuni manufatti storici dell’Agro romano, alcuni luoghi divenuti simbolici del paesaggio del Comprensorio Casilino, alcuni insediamenti delle genti che hanno popolato da coloni il territorio nel corso del XX secolo:

  • Ville e casali – storia degli insediamenti nella campagna romana memorie di vita e pratiche d’uso degli spazi agricoli, come Villa de Sanctis, Casale Ambrogetti, Casale Mengoni, Casale Rocchi, Casale di Vigna Silenti, Casale Somaini, Complesso Villa Sudrie;
  • Icone e luoghi simbolici: il “pino” scomparso di via Formia e l’immaginario Pasoliniano; i casali, il cannone e il monumento ai caduti e la Resistenza; il “giro dell’anello” e la marana, i prati scomparsi, il selvatico, le famiglie storiche, il Mandrione, le parrocchie (S. Barnaba e SS. Marcellino e Pietro);
  • Borgate e borghetti: Borghetto degli Angeli, Villa Certosa, Borghetto della Marranella, Via Formia, Borghetto Alessandrino, Quadraro, Vigne.

Riferimenti Bibliografici

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Longobardi, G., Piccinato, G., & Quilici, V. (A cura di). (2009). Campagne romane. Firenze: Alinea Editrice.

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Peritore R. (2018). Gli ecomusei: laboratori di produzione sociale del territorio e dello spazio pubblico, tra memoria e futuro. Il caso dell’ecomuseo Casilino ad duas lauros. In L. Ricci, & A. Battisti, V. Cristallo, C. Ravagnan (A cura di). (2018). Costruire lo spazio pubblico. Tra storia, cultura e natura. Urbanistica Dossier online n. 15. Roma: INU Edizioni.

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Strappa, G. (2012). Studi sulla periferia est di Roma. Milano: FrancoAngeli editore.

Foto di copertina ©Dario Li Gioi

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